Il blog ArcheoKids: l’archeologia raccontata ai bambini

Si sa, a differenza della maggior parte delle altre professioni, se sei un archeologo, l’estate quasi mai fa rima con vacanze: quando il sole picchia forte e si suda anche solo stando immobili davanti a un ventilatore, noi, in piena controtendenza, tendiamo a essere più attivi che mai. E ripensandoci quindi, forse non è un caso se proprio nel caldo agosto di due anni fa, sono stati piantati i piccoli semi che hanno poi dato vita al progetto Archeokids.

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Un incontro inizialmente virtuale tra quattro archeologi della “scuola senese” abituati da anni a lavorare insieme (io, Elisabetta Giorgi, Francesco Ripanti e Nina Marotta) e Giovanna Baldasarre; un filo rosso lungo centinaia di chilometri teso tra Toscana e Puglia e intrecciato coi tanti fili costituiti da un’eperienza comune che ci aveva portati a sentire un’altrettanto comune urgenza: raccontare il nostro mestiere ai più piccoli. Evidentemente i tempi erano maturi perché un qualcosa di così semplice ma insieme così rivoluzionario nel mondo della – molto spesso “ingessata” – archeologia italiana potesse davvero accadere.

img 1Il 7 settembre 2014, ancora non del tutto consapevoli del percorso che stavamo iniziando a tracciare, scrivevamo il nostro piccolo manifesto programmatico: [il blog Archeokids nasce] “dalla volontà di offrire ai bambini e ragazzi di oggi, ma anche ai genitori, agli insegnanti e a tutti coloro che lo vorranno, la possibilità di scoprire da vicino la bellezza, le contraddizioni, i volti, i protagonisti, le esperienze personali, le difficoltà e tanto altro ancora del lavoro dell’archeologo. Vogliamo condurvi per mano sui cantieri, nelle aule universitarie dove si fa ricerca, nei musei dove si mostra al pubblico tutto quello che si rinviene e si insegna a capirlo e ad apprezzarlo, nei numerosi parchi e aree archeologiche dove visite e attività didattiche sono riservate anche ai più piccoli”.

Archeokids è nato perché ad un certo punto quello che avevamo imparato sui libri e sul campo ci è sembrato insufficiente e ciò è avvenuto nel momento in cui ci siamo trovati ad avere a che fare con un pubblico che – erroneamente – non avevamo contemplato tra i potenziali destinatari del nostro lavoro: i bambini.

É stato in occasioni come queste, quando aprivamo i cancelli dei nostri scavi (in particolare quello di Vignale (LI) e di Salapia (BT) alle scolaresche o quando noi andavamo a far loro visita in classe, che abbiamo capito che dovevamo essere non solo professionisti dello scavo ma anche della mediazione tra contemporaneo e passato, tra chi sta dentro e fuori la recinzione del cantiere. Per far questo, a maggior ragione per relazionarci a dei bambini, avevamo bisogno di nuovi linguaggi, di strumenti narrativi efficaci, di dar fondo a tutta la nostra creatività, di accantonare quello che sapevamo e davamo per scontato e provare a riscoprire e raccontare tutto ciò che ruota attorno al nostro complesso e sfaccettato mestiere, in maniera semplice, chiara e diretta.

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Da allora ad oggi – e quasi non ci sembra vero – ci separano 135 post, un nutrito gruppo di fedelissimi che ci legge e segue con costanza, una pagina Facebook (dove vengono condivisi i post del blog, si dà notizia delle numerose iniziative didattiche che si svolgono in tutta Italia e si monitora con occhio attento anche ciò che accade oltre confine) che conta più di 4600 likes, un profilo Twitter con più di 1500 followers e inoltre un account sulla piattaforma dell’applicazione Izi.Travel dove è possibile scaricare le audioguide dei tre percorsi che finora abbiamo dedicato ai bambini.

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Potremmo continuare snocciolando i numeri che confermano il nostro piccolo successo, ma non è quello che vogliamo fare e davvero ci interessa poco. Vale la pena semmai soffermarsi sulle storie che in tutto questo tempo abbiamo provato a raccontare, attingendo alle nostre esperienze personali, cercandole nei libri di storia e nella terra, ispirandoci a notizie e fatti di cronaca che non potevamo passare sotto silenzio. Abbiamo letto e consigliato libri, di archeologia, sul mito e sulla storia antica, perché sappiamo bene che i libri rientrano a pieno titolo tra gli “strumenti dell’archeologo”, soprattutto quando ci si va a raccontare nelle scuole. E tante sono state anche le storie che altri – operatori museali, archeologi, guide turistiche – hanno voluto offrirci e a cui noi, attraverso il blog, abbiamo ben volentieri dato risonanza.

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Sì, perché se c’è una cosa che abbiamo scoperto in tutti questi mesi è che in Italia (ma anche all’estero) c’è un esercito silente di professionisti dei beni culturali che ogni giorno, nel loro piccolo, a volte con grandi difficoltà ma senza mai perdere la speranza, si prodigano affinché i bambini imparino a conoscere meglio la storia delle città in cui vivono, ad osservare con curiosità e interesse i monumenti e le opere d’arte che li circondano, a percepire la straordinaria ricchezza del patrimonio italiano come qualcosa di famigliare che fa parte del loro vissuto e senza il quale sarebbero più poveri, a convincersi che quell’enorme tesoro appartiene a ciascuno di noi e necessita di cure e attenzione. E se il nostro blog e la nostra pagina facebook sono diventati delle piazze virtuali in cui ritrovarsi, sostenersi, confrontarsi, arricchirsi e trovare nuovi spunti noi ne siamo immensamente felici.

Le nostre diverse esperienze ci hanno insegnato che il tempo impiegato nello spiegare l’archeologia ai più piccoli è un ottimo investimento perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, che potranno progettare nuove forme di valorizzazione, gestione, conoscenza e comunicazione, che educheranno i propri figli ai valori del rispetto e della tutela del patrimonio e che non lo percepiranno solo come un ostacolo allo sviluppo urbanistico ed economico.

Quale sarà il futuro di Archeokids non lo sappiamo con precisione. Quel che è certo è che abbiamo in mente tante idee: un nuovo logo, un restyling del nostro sito web/blog, nuove rubriche e storie da raccontare (un nostro contributo uscirà a breve anche nel primo numero del Journal di Archeostorie, relazioni da costruire e mondi da scoprire. Nel frattempo, ognuno di noi dovrà anche fare i conti con il proprio di futuro, che è un’altra storia, un po’ più complicata. Ma Archeokids ci ha regalato un grande privilegio in tutto questo tempo: tornare bambini, alla radici dei nostri sogni, a quel giorno in cui abbiamo deciso che da grandi avremmo fatto gli archeologi.

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A cura di Samanta Mariotti, archeologa e co-funder di Archeokids

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