Tomografia assiale computerizzata a supporto dell’Archeologia

Nuova armonia alla musica del mondo antico: la TAC di un frammento di strumento musicale di età arcaica svela materiali e tecniche di lavorazione.


Cosa può dirci la presenza di uno strumento musicale trovato nella tomba di un uomo vissuto tra il VI e il V sec. a.C.?

Era un oggetto con il quale il defunto aveva allietato in vita le sue giornate oppure era stato deposto dai congiunti al momento della sepoltura? E qual era il suo suono?

Se da un lato lo strumento può richiamare le pratiche aristocratiche del simposio, nel cui ambito la musica aveva un ruolo privilegiato, dall’altro l’aulos nel contesto funebre aveva la funzione di omaggiare il defunto e di accompagnarlo nell’ultima dimora. Il suo suono non soltanto era associato al pianto e al lamento, ma era pure ritenuto in grado di allontanare il dolore. Inoltre, l’aulos accompagnava il corteo quando il defunto veniva condotto nel luogo di sepoltura o della pira: i suoi suoni riecheggiavano anche nel corso del banchetto presso la tomba in onore del morto dove i congiunti consumavano il pasto, intrattenendosi con la musica.

Lo straordinario aulos trovato nella tomba 21 della necropoli di Tempa del Prete a Poseidonia è uno degli strumenti musicali più completi pervenuti dal mondo antico. Si tratta di uno strumento a fiato composto da due canne in osso, probabilmente ricavato dalla tibia di un cerbiatto, ciascuna formata a loro volta da quattro sezioni. Non sono mancati i tentativi di ricostruzione dello strumento sulla base di misurazioni con metodi tradizionali.

Grazie allo sviluppo di sofisticate indagini che ricorrono alla tecnologia e all’acustica virtuale, lo strumento è stato sottoposto ad una tomografia assiale computerizzata (TAC) che consente non soltanto di conoscere la tecnica di lavorazione interna dell’osso adottata dall’artigiano che lo aveva costruito, ma anche di acquisire copie virtuali dello strumento in 3D e riproduzioni in polimero, materiale usato per le stampe digitali, finalizzate ad ottenere dati utili alla ricostruzione fedele dello strumento allo scopo di riascoltarne la sonorità.

Il lavoro è condotto dai ricercatori dell’Istituto dei Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle ricerche nell’ambito di STESICHOROS, progetto di ricerca finanziato dalla Comunità Europea dal programma di ricerca di alta qualificazione Marie Skłodowska-Curie Actions.

Grazie alla ricostruzione virtuale dello strumento – afferma Angela Bellia, Marie Curie Researcher all’IBAM CNR – è possibile non solo analizzare le caratteristiche acustiche e morfologiche dello strumento e la comparazione con analisi digitali di altri strumenti, ma anche di aprire nuove possibilità di studio, superando le limitazioni fisiche date dalla fragilità dello strumento.


Le attività svolte in questo progetto e le proficue interazioni con altri settori, incluso quello delle medicina come sta accadendo oggi, sono la prova provata della trasversalità intelligente del tema beni culturali – afferma Daniele Malfitana, Direttore dell’Istituto – che sta consentendo di raggiungere risultati un tempo insperati.

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