Archeologia Subacquea: l’autorespiratore

Archeologia Subacquea: la tecnica dell’immersione subacquea deve il suo progresso all’invenzione dell’autorespiratore ad aria che ne ha resa possibile l’applicazione anche al campo della ricerca archeologica.


L’archeologia subacquea va intesa come una disciplina archeologica sviluppata grazie all’evoluzione e all’implementazione di tecnologie specifiche che richiedono un adeguato equipaggiamento aggiunto alla necessità di avere piattaforme galleggianti, sorbone, compressori e altra strumentazione complessa che consenta di superare i limiti imposti dall’ambiente nel quale si realizza lo scavo.

I ritrovamenti archeologici dimostrano come, sin dalla preistoria, le popolazioni costiere del mediterraneo vivessero grazie alla pesca. Le fonti letterarie, come l’Iliade e l’Odissea, descrivono l’abilità dei nuotatori greci addestrati ad immergersi in apnea, anche a considerevoli profondità per la pesca delle spugne. Aristotele dedica ai pescatori di spugne alcune osservazioni scientifiche in merito ai rischi per il corpo umano in seguito alle frequenti immersioni.


 

archeologia subacqueaNel rilievo figurato ex-voto dell’aruspice C. Fulvius Salvis, rinvenuto nel 1938 a est dell’area sacra del Tempio di Erode–Ostia, sono rappresentate 3 scene:

1) a destra, la pesca miracolosa in mare di una statua del dio, di tipo arcaico, raffigurato in posizione di attacco con la clava, finita in una pesante rete ricurva, ritira a riva da 6 pescatori divisi in due gruppi;

2) al centro, lo svolgimento del culto con il dio stesso rivestito di corazza e clava;

3) a sinistra, il dedicante rivolto verso colui che doveva essere nella parte mancante, verso il quale vola una vittoria alata.


 

archeologia subacquea

L’epigrafe ricorda il corpus urinatorum Ostiensium

L’esercito romano annoverava fra le proprie forze un reggimento di nuotatori germanici e una compagnia speciale di subacquei, gli URINATORES, così chiamati perchè sputavano olio dalla bocca per vederci meglio (Plinio ci racconta).

Gli urinatores erano addetti a liberare dalle pietre gli scafi affondati che bloccavano i porti, ma soprattutto utilizzati per portare fuori dalle città assediate, i messaggi incisi su tavolette di piombo.

Non furono, però, i primi “sommozzatori” della storia, le fonti ci raccontano di Assiri capaci di risalire un fiume di nascosto dai nemici nuotando sotto la superficie dell’acqua o di pescatori di spugne e murici famosi già nell’antichità per le loro straordinarie abilità, e di subaarcheo_sub3cquei militari usati in operazioni di attacco. Come ad es. il leggendario SCILLIA che al tempo delle guerre persiane avrebbe tagliato le funi di ormeggio delle navi nemiche per lasciare la flotta dell’invasore in balia di una tempesta, o come i nuotatori ateniesi che nel corso della guerra contro Siracusa, nel 414 a.C. avrebbero segato i pali di legno messi sott’acqua a protezione del porto siciliano.

Anche nel rinascimento abbiamo traccia di rudimentali espedienti tecnici utili al recupero negli abissi marini legati al crescente interesse verso quest’ignoto mondo insieme al fervente studio di nuovi ambiti di applicazione scientifica.

archeologia subacqueaI primi strumenti di significativa importanza riguardano la realizzazione di campane batiscopiche.

La campana batiscopica, già nota nell’antica Grecia, fu l’attrezzatura impiegata con maggiore frequenza e, quindi, quella sulla quale sono state elaborate gran parte delle sperimentazioni che raggiungono l’apice nei modelli elaborati dal fisico e astronomo inglese Edmund Halley.

archeo_sub5archeologia subacqueaLa progettazione di tute sempre più elaborate, che fornirono nuove e grandi possibilità in quest’ambito di ricerca, si lega strettamente alla nascita ufficiale dell’archeologia subacquea portando al rinvenimento  dei preziosi carichi dei relitti di Anticitera in Grecia (1900-1901) e di Mahdia in Tunisia (1908-1913). Leonardo Da Vinci, nel XV secolo, effettuò studi su apparecchi di respirazione autonoma, sperimentando sistemi per poter lavorare in acqua ad un certa profondità, concependo uno scafandro in cuoio composto da giubbone, calzoni e maschera con occhiali di vetro.

Nel 1828 a Parigi venne inventato un autorespiratore ad aria da Lemaire D’Augerville. Il funzionamento era semplice: l’aria, contenuta in una bombola sistemata sulla schiena del sommozzatore, tramite una valvola passava a un sacco polmone collocato sul petto, da cui il sommozzatore respirava tramite un tubo che gli arriva alla bocca.

Nel 1942, l’invenzione dell’autorespiratore ad aria, realizzata dall’ufficiale della marina francese Jacques-Yves Cousteau e dall’ingegnere Emile Gagnan, determinò la grande rivoluzione  dell’archeologia subacquea. La prima spedizione ebbe luogo nel 1948 e portò a ottimi risultati.

Seguirono i primi scavi che portarono alla luce reperti di notevole valore e che permisero l’individuazioni di molte aree di interesse nel mediterraneo.

A cura della Dott.ssa Tania Marchesini, esperto in Archeologia Subacquea presso la Sede IBAM CNR di Catania.

Fonti: “Archeologia Subacquea, storia, tecniche, scoperte e relitti” – P. A. Giafrotta, P. Pomey

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