Archeostorie: un manuale “non convenzionale”

ARCHEOSTORIE: Una sorta di bottega artigiana dove apprendere i segreti del mestiere, o meglio dei mestieri, che un’archeologia nuova, pragmatica e ancorata nel presente può ispirare.



archeostorieLa moderna ricerca impone di affiancare al lavoro in cantiere e ai libri in biblioteca modi sempre nuovi di indagare, comunicare e gestire l’antico.

L’archeologo del XXI secolo non vive più di solo studio e scavo.

Nel volume Archeostorie (curato da Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti), 34 professionisti  si raccontano: c’è chi cura un museo e chi gestisce un’area archeologica, chi narra il passato ai bambini e chi lo “fa vedere” ai ciechi, chi usa nel racconto le tecnologie e i linguaggi più diversi e persino i videogame; c’è poi chi ricostruisce l’antico in 3D e chi lo sperimenta dal vivo, chi organizza i dati di scavo e chi li rende disponibili per tutti; c’è chi scrive sui giornali e chi parla di archeologia alla radio o in tivù, chi realizza documentari e chi racconta l’archeologia sui social network; c’è ancora chi punta sul marketing e chi sul crowdfunding, chi fa dell’archeologia un’esperienza per tutti e chi difende le bellezze da furti e scempi. C’è anche chi studia e scava, e nel libro descrive la vita vera di studio e scavo al di là dei miti e dei sogni.

Hanno partecipato all’elaborazione del volume Archeostorie, fornendo tre saggi focalizzati su tre differenti modalità di fare archeologia nel complesso mondo della Ricerca: Daniele Malfitana, direttore dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali, Giacomo Biondi e Giovanni Leucci, ricercatori presso le sedi IBAM di Catania e Lecce.

Daniele Malfitana, nel saggio dal titolo Per fare ricerca servono tanti “tavoli”, racconta la vita degli archeologi all’interno degli Istituti di Ricerca attraverso la sua personale esperienza di manager dell’IBAM CNR:

Chi gestisce oggi  la ricerca archeologica deve “costruire storie” – diverse, variegate, avvincenti – fatte di sinergie, di rapporti interpersonali e interistituzionali, che nel momento stesso in cui saldano competenze e saperi diversi, dischiudono mondi nuovi e modi di pensare diversi dal passato…

Gli Istituti di Ricerca vivono oggi di progetti, iniziative scientifiche, call, finanziamenti esterni e rapporti con le imprese a volte perdendosi nel complicato mondo della Progettazione Europea. Così la dimensione dell’archeologo classico si fonde con un nuovo modo di mettere “insieme i cocci”, una nuova metodologia prettamente manageriale.

Nel contributo di Giacomo Biondi al volume Archeostorie, dal titolo Gli 007 della ceramica, si racconta, in forma narrativa, come si è giunti ad identificare un falsario, le cui opere arrivarono a Mussolini e ingannarono alcuni dei più qualificati archeologi e storici dell’arte del periodo. Si racconta anche del metodo di identificazione di alcune terrecotte figurate, ottenute dallo stesso falsario per surmoulage (ricalco) da esemplari di età ellenistica e ancora esposte come autentiche nelle vetrine di vari musei nazionali ed esteri.

Il Mistero della depressione di Sagalassos è il titolo del racconto scritto da Giovanni Leucci: è una storia che ha come protagonisti gli specialisti che collaborano con l’archeologo. Il racconto è legato alla comprensione dell’origine di una strana depressione che sta proprio ai limiti dell’area urbana dell’antica Sagalassos, a due passi dal teatro. Quest’area ha forma perfettamente circolare e pare sprofondata all’improvviso, così che negli anni si sono formulate diverse ipotesi tra cui quella dell’impatto di un meteorite.

sagalassosSagalassos, domina un altopiano tra i monti del Tauro nella Turchia sud-occidentale, è un luogo abitato sin dal neolitico e in epoca ellenistica è diventato un centro molto grande, e sotto i romani ancor di più. Si trova in un altipiano ricco di sorgenti d’acqua dove si producono grano e olio in abbondanza, e i molti giacimenti di ottima argilla rossa hanno favorito la nascita di una famosa industria ceramica che esportava in tutto l’impero romano. Sulla depressione regnava incontrastata l’interpretazione dei geologi locali convinti che si trattasse di una conformazione naturale del terreno.

Archeostorie è un manuale “non convenzionale”, che offre spunti originali e concreti agli archeologi del futuro in cerca di reali possibilità di occupazione. Dà voce agli archeologi che hanno voluto ostinatamente fare della loro passione una professione, facendo dell’archeologia un  patrimonio di tutti.

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