Archivi e biblioteche: scrigni preziosi da cui partire per far rivivere il passato. L’importanza delle fonti

Federico Fazio, giovane borsista dell’IBAM CNR, impegnato, nell’ambito del progetto di alta formazione SPIDEr, in attività di ricerca, raccolta, analisi e interpretazione di documentazione bibliografica e archivistica necessaria per la ricostruzione dei processi di edificazione, urbanizzazione, rifunzionalizzazione, che stanno alla base delle dinamiche di sviluppo urbano, attraverso la sua esperienza formativa e professionale, racconta in questa intervista il lavoro che sta dietro la ricerca d’archivio.


Caso di studio del project work del progetto SPIDEr è il Palazzo Ingrassia, palazzo storico risalente alla fine dell’Ottocento, oggi sede centrale dell’IBAM CNR e dei Dipartimenti di Scienze umanistiche e Scienze della formazione dell’Università degli studi di Catania, un tempo prestigiosa sede della Facoltà di Medicina dell’Ateneo catanese.

In relazione alle tue competenze, come ti accosti al caso studio del progetto? Potresti raccontarci qualcosa in più sul Palazzo Ingrassia?

Il progetto SPIDEr, promosso dall’IBAM CNR di Catania, diretto dal prof. Daniele Malfitana, è occasione per sviluppare le mie conoscenze, migliorare la metodologia di studio e rapportarmi con altre figure professionali in un lavoro di equipe multidisciplinare.

Palazzo Ingrassia, già sede dell’Istituto anatomico di Catania, costituisce il punto di partenza di questo lavoro.

Basandomi sull’esperienza maturata negli archivi, ho sviluppato la ricerca analizzando ogni singola fonte a disposizione.

Giovanni Filippo Ingrassia

L’edificio è dedicato a Giovanni Filippo Ingrassia, protomedico e anatomista siciliano, vissuto nel XVI secolo durante il regno di Filippo II (1556-1598) e autore dell’opera pioneristica Methodus dandi relationes pro mutilatis, torquendis, aut a tortura excusandis (1578). Con Ingrassia, infatti, la medicina legale in Italia diventa una disciplina pienamente autonoma, con una propria finalità, tramite l’introduzione di un criterio metodologico per l’analisi post mortem

L’esigenza di costruire una sede per le esercitazioni anatomiche della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania risale al 1877 circa, quando esigenze igienico-sanitarie imposero il trasferimento del vecchio teatro anatomico dall’ex ospedale di San Marco in piazza Stesicoro. Il palazzo, progettato nel 1882 dall’ingegnere Francesco Campese del Corpo Reale del Genio Civile, fu costruito, a partire dal 1883, in un’area di pertinenza dell’ex monastero di San Nicolò l’Arena concessa gratuitamente dal Municipio all’Ateneo di Catania. Ultimato nel 1905, in piena età giolittiana, sotto l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe De Felice Giuffrida (tra l’altro promotore della liberazione dell’anfiteatro romano di Catania), Palazzo Ingrassia ospitò per più di un secolo gli istituti di Anatomia Umana Normale, Anatomia Patologica, Igiene e Medicina Legale, prima del loro trasferimento al Policlinico presso la Cittadella universitaria.


Quali sono le metodologie che adotti per svolgere ricerca d’archivio? Qual è la difficoltà di accostarsi allo studio di un manoscritto antico?

Svolgo ricerca d’archivio spinto soprattutto da una passione per i manoscritti antichi, passione che coltivo da più di dieci anni. In realtà, la prima volta che sono stato in un archivio, luogo spesso associato a un posto pieno di polvere, muffa e umidità, ricordo di aver provato un senso di diffidenza, poiché non avevo ancora la minima idea di cosa significasse entrare in quel luogo così silenzioso.

Col tempo, grazie anche al supporto della dottoressa Lidia Messina, ex direttrice dell’archivio di Stato di Siracusa, ho imparato ad amare le carte, ma soprattutto a riconoscere il loro inestimabile valore.


Il dato o il semplice indizio storico sono indispensabili per iniziare il mio lavoro e in generale qualsiasi tipologia di ricerca. Metodologicamente uso, quasi sempre, la logica e la deduzione, grazie anche ad un’esperienza maturata nello studio dei fondi archivistici in giro per l’Italia; questo mi permette di legare eventi e microstorie incrociando fonti di vario genere.

I documenti, quasi sempre manoscritti, sono da un punto di vista paleografico redatti con abbreviazioni e stili differenti, pertanto la lettura, al fine di comprenderne il significato, diventa molto impegnativa. Ogni singolo documento reperito in archivio, è da me interpretato secondo l’ottica di uno storico dell’architettura e della città. Questo tipo di approccio è frutto della mia formazione accademica svolta inizialmente presso l’Università degli studi di Catania e continuata con un dottorato di ricerca in “Storia, Rappresentazione, Conservazione dell’Arte dell’Architettura e della Città” svolto presso l’Università degli studi di Palermo. Durante questi anni ho sviluppato le mie conoscenze frequentando alcuni corsi di formazione sia all’estero, in America e in Portogallo, sia in Italia, presso il CISA (Centro internazionale di studi di architettura ‘Andrea Palladio’) di Vicenza.


Ritornando sulla ricerca a cui stai lavorando, sul caso studio di Palazzo Ingrassia, nell’ambito del progetto SPIDEr, potresti illustrarci come si sta sviluppando?

Il lavoro di ricerca su Palazzo Ingrassia indaga e ricostruisce in modo sistematico una “storia” complessa, che si snoda nell’arco di un secolo e che intreccia ampie questioni e tematiche di carattere nazionale. A questo scopo, è stata avviata una prima indagine bibliografica. Un’analisi più capillare è stata rivolta al contesto catanese, utile per ricostruire alcune tappe salienti della storia dell’istituto universitario e gli intrecci che esso ha avuto con le vicende storico-urbanistiche della città, dalla fine all’Ottocento alla seconda metà del XX secolo. Parallelamente agli studi di carattere bibliografico è stata condotta un’indagine archivistica mirata, che ha permesso di aggiungere elementi di novità rispetto a quanto già noto sotto il profilo documentario [1]. L’indagine sulle fonti archivistiche è consistita dapprima nell’individuazione dei Fondi utili alla ricerca e successivamente nell’esplorazione e nello spoglio sistematico delle carte. La ricerca si è sviluppata, principalmente, consultando i documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Catania e l’Archivio storico dell’Università di Catania. Lo studio ha delineato un quadro articolato della storia di Palazzo Ingrassia, ed ha permesso di focalizzare l’attenzione sul processo evolutivo della fabbrica, sulle tecnologie costruttive e sul ruolo di alcuni personaggi quali gli ingegneri Carmelo Sciuto Patti (1829-1898), Agatino Malerba Ardizzone (1894-1978), l’ex rettore dell’Ateneo catanese Cesare Sanfilippo (1911-2000) e l’ex direttore dell’Istituto di Anatomia Normale Lorenzo Bianchi (1901-1986). In particolare, Sciuto Patti, all’epoca Ispettore delle Antichità, cercò di tutelare alcune emergenze archeologiche ritrovate durante il cantiere aperto per la costruzione dell’edificio e oggi non più visibili. Sotto la direzione del professor Bianchi, invece, Palazzo Ingrassia fu oggetto di alcuni ampliamenti e trasformazioni, che ne modificarono l’assetto ottocentesco.

L’indagine è proseguita l’estate scorsa presso l’Archivio Centrale dello Stato nel quartiere EUR di Roma. Lo studio dei carteggi si è concentrato sul rapporto ‘conflittuale’ Centro-Periferia tra le autorità ministeriali e gli organi periferici dello Stato (Prefettura, Ispettorato, Commissariato Scavi e Antichità) concernenti la tutela dei resti archeologici emersi durante la costruzione di Palazzo Ingrassia.


Qual è l’importanza dello studio delle Fonti, in particolare di quelle che hai analizzato? Il risultato di questa ricerca a cosa servirà, nell’ambito del progetto SPIDEr?

Lo studio delle fonti è il primo passo indispensabile per relazionarsi direttamente con la storia e conoscere veramente il passato, lontano da tradizionali e radicati preconcetti derivati soprattutto da logiche interpretative.

Nell’ambito del progetto SPIDER, i documenti reperiti hanno rivelato aspetti inediti che, associati al rilievo autoptico e digitale, consentono di analizzare i processi costruttivi della fabbrica, il suo funzionamento e le relative le criticità. Inoltre, l’attività di ricerca storico-documentaria, integrata alle altre attività di ricerca svolte, contemporaneamente, dai colleghi del team multidisciplinare coinvolto nel progetto, che sono impegnati nello studio e sviluppo di tecnologie GIS (Geographic Information System) e BIM (Building Information Modeling) applicate al patrimonio culturale, consentirà, in futuro, di sviluppare analisi e valutazioni critiche a supporto di eventuali progetti di recupero e restauro.


Per concludere l’intervista, potresti svelarci un piccolo aneddoto legato alla storia del Palazzo Ingrassia, al legame che questo posto ha avuto in passato con la città?

Palazzo Ingrassia è un edificio legato alla memoria storica dei catanesi, ma tristemente connesso ad eventi di cronaca nera. In passato, in alcune aule dell’istituto e nel teatro anatomico (oggi trasformato in aula magna), si sono svolte diverse autopsie sia a scopo didattico-scientifico, che per scopi prettamente giudiziari. Per questo motivo, le lezioni, spesso, erano interrotte dalle urla disperate dei parenti dei defunti, che coinvolgevano emotivamente i giovani studenti. La gestione dell’edificio era complessa, specie quando bisognava gestire la conservazione e il trasporto di più cadaveri destinati all’esercitazione dei vari istituti. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento Palazzo Ingrassia, infatti, fu oggetto di alcuni ampliamenti e trasformazioni.

La documentazione reperita in archivio ha restituito un’atmosfera totalmente differente, rispetto alla situazione attuale. Si parla esplicitamente di ambienti freddi e umidi, di bare, di corpi sezionati, di monta-cadaveri, di celle frigorifere, di sale di dissezione e di molto altro ancora. Palazzo Ingrassia, dunque, rimane legato saldamente alla sua storia, alla funzione che ha ricoperto nella città, a tal punto da essere indicato da molti catanesi ancora oggi come ‘ex sede della Facoltà di Medicina’.


[1] Sulla storia di Palazzo Ingrassia, si veda: S. Maresca, L’insegnamento dell’anatomia nello «studio catanese», Tipografia dell’Università di Catania, Catania 1996; G. Calabrese, Alcuni documenti inediti sul monastero di San Nicolò l’Arena di Catania nella seconda metà dell’Ottocento, in «Archivio Storico per la Sicilia Orientale», a. XCV, fasc. I-III, 1999, pp. 283-326; IDEM, La Facoltà medica ai Benedettini, in M. Alberghina (a cura di), Medici e medicina a Catania. Dal Quattrocento ai primi del Novecento, Giuseppe Maimone Editore, Catania 2001, pp. 162-169

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *