Le nuove “emozionanti” frontiere della comunicazione museale

Tecniche di rilievo,  modellazione 3D ed elaborazione di realtà virtuali, si rivelano oggi come elementi di primaria rilevanza per una migliore e sempre più efficace comunicazione del patrimonio culturale. L’architetto Francesco Gabellone, ricercatore dell’IBAM CNR presso la sede di Lecce, ci aiuta a comprendere, attraverso la sua esperienza, il punto d’incontro fra il “mondo della ricerca puramente archeologica” e quello della moderna “comunicazione museale”…

GabelloneHo studiato Architettura a Pescara, seguendo un indirizzo di studi per la tutela e il recupero del patrimonio storico-architettonico. Il mio interesse ancora acerbo per l’archeologia mi spinse ad accostarmi a corsi e seminari sulla museografia, sui parchi archeologici e alla ricerca di modalità di rappresentazione insolite, dalla rappresentazione a puntini (manuale) alla modellazione 3D. Sono passati ormai quasi vent’anni da quando iniziai questo percorso, allora il 3D non era forse insolito, ma sicuramente complesso da gestire, su computer con processori a 25 Mhz. Mi laureai con una tesi sui parchi archeologici. Quella tesi fu pubblicata su un volume della UTET, per me fu una grande gratificazione.

 

Quali sono state le principali fasi di sviluppo di questi settori? Quali e quante competenze professionali sono coinvolte nella realizzazione di una ricostruzione virtuale di qualità?

…la mia esperienza professionale è maturata, ancora prima della laurea, partendo dallo studio della Computer Grafica. Iniziai a svolgere l’attività di grafico anche per sostenere la mia famiglia, ma per me quella formazione puramente tecnica è stata fondamentale per completare una sensibilità per le proporzioni, per l’uso della luce, per la gestione dei volumi nello spazio, che un architetto impara dal primo giorno di università. I primi anni di lavoro sulla Realtà Virtuale, a partire dal 2000, non sono stati facili. Tutti i pionieri di questa disciplina, compreso me, hanno dovuto lottare per superare alcune resistenze, soprattutto fra gli archeologi di vecchia generazione, che mal digerivano l’uso di queste tecnologie e forse ancora oggi qualcuno di loro manifesta una digestione lenta! La convinzione che quelle tecnologie promettenti fossero realmente utili ha permesso a tutti quei pionieri di proseguire con ostinazione ed oggi direi che nessuno di noi ha sbagliato a seguire quella strada, per tanti versi originale.

 

Le competenze tecniche necessarie oggi per gestire software di modellazione, animazione e rendering, sono di gran lunga meno impegnative rispetto a pochi anni fa. Oggi molti software fanno quasi tutto da soli e la differenza tra un vero specialista ed un neofita rimane nella capacità di gestione di scene complesse, con elaborazioni che richiedono passaggi tra molti programmi e diverse competenze nella Computer Grafica, nella modellazione solida, nello sculpting, nel texturing, nel compositing, ecc.

 

Lo sviluppo più interessante degli ultimi anni di queste tecnologie è sicuramente legato alle modalità realmente immersive e alla narrazione.

 

Un film, anche analogico e senza effetti speciali, riesce spesso (cioè quando è fatto bene) a comunicare più di mille applicazioni interattive. Un film per un ricercatore non è però il massimo della originalità scientifica, ecco perché usiamo i filmati per far passare tecnologie di punta altrimenti aride, che a volte sono confinate negli angoli remoti delle conferenze di settore. Quelle tecnologie spesso sono originali e noi le usiamo per comunicare nella forma più semplice.

Dall’idea progettuale al grande pubblico passando attraverso le varie fasi di realizzazione un prodotto multimediale di altissima qualità…

… Bhè, uno solo forse non è rappresentativo delle tante competenze che negli anni abbiamo acquisito. “Dimenticare l’Architettura” diceva Aldo Rossi, per rimarcare la necessità di lasciare i progetti nelle mani dei fruitori. Per questo motivo personalmente tendo un po’ a dimenticare i vecchi progetti per affezionarmi a quelli più recenti.

L’ultimo in ordine di tempo è questo progetto sulla ricostruzione della casa di Octavius Quartio e la casa del Bracciale d’Oro, presentato il 4 marzo al Museo Egizio di Torino, in occasione della mostra il Nilo a Pompei.

Un lavoro svolto in poco più di 40 giorni! Un vero record. Per questi due video hanno lavorato duramente insieme a me Ivan Ferrari e Francesco Giuri per la parte 3D e Maria Chiffi, per le ricerche bibliografiche e d’archivio. Abbiamo restituito circa 15 statue e rilevato due contesti in un giorno e mezzo.

 

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Abbiamo fotografato gli affreschi del triclinio estivo della casa del Bracciale d’Oro ad alta risoluzione e ricostruito alcune statuine distrutte durante i bombardamenti del 1943. Tutto all’interno di due semplici video, che dovranno raccontare senza parole quello che gli oggetti esposti in mostra e le didascalie non riescono a trasmettere. Ma io direi che l’elemento principale è sempre la necessità di ricostruire le suggestioni del passato, di rievocare spazi, colori, suoni, quel genius loci che dovrà imprimersi nel ricordo del visitatore, insieme all’emozione della rievocazione. Un problema di comunicazione certamente, ma per noi soprattutto un problema tecnico e poi, mi passi il termine, artistico, che pone il problema della interpretazione in prodotti di taglio filologico, in cui sembrerebbe non trovare posto l’espressione artistica e la visione personale.

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Quanto influiscono sull’esperienza del pubblico, i dati e i risultati della “ricerca scientifica” ottenuti dagli studi svolti sul bene culturale oggetto d’indagine? Quanto incidono su tale esperienza le “nuove tecnologie” e le “moderne modalità di comunicazione” di una proposta ricostruttiva? Quale contributo offrono questi strumenti al mondo della didattica museale e dell’educazione al patrimonio culturale?

Oggi molti gruppi si occupano di comunicazione per i musei, tutti ormai lavorano sul 3D, tutti si
dichiarano esperti. Così come tutti siamo fotografi e tutti siamo registi quando facciamo delle foto allo stadio o riprendiamo con il telefonino una scena divertente. Ma la differenza tra un vero regista o un fotografo di razza si vede forse non tanto dalle tecnologie, ma dalle idee, dalla sensibilità e dal conoscere a fondo i problemi della disciplina. Così spesso mi è capitato, per me che sono architetto, di trovare dei clienti che pretendevano di poter governare un progetto solo perché avevano visto qualcosa di interessante su una rivista. Il nostro punto di forza è stare proprio dalla parte giusta, dalla parte di chi persegue degli obiettivi con un approccio scientifico, da studioso, cercando di porsi sempre sul solco delle nuove dinamiche di comunicazione.

Le nuove tecnologie sono entusiasmanti e per certi versi non basta tutto il tempo che abbiamo per poterle sfruttare a pieno. Servirebbero altre due-tre vite. Come ho più volte scritto in qualche pubblicazione, l’obiettivo primario del nostro lavoro è quello di portare il fruitore ad una comprensione chiara e precisa dell’oggetto comunicato.

Comprendere significa prima apprendere e poi capire. In effetti le principali componenti di ogni processo di apprendimento sono essenzialmente due: la comprensione e la motivazione. La prima componente è di tipo cognitivo e corrisponde alla comprensione dell’oggetto dell’apprendimento. La seconda, invece, è di tipo dinamico e coincide con la motivazione, cioè con l’interesse che ci spinge ad apprendere. Se quindi una maggiore motivazione spesso produce maggiore comprensione, si può dedurre che il digitale, in quanto componente capace di generare un appeal in sé, agisca positivamente su entrambi i fattori dell’apprendimento, permettendo di ottenere, da una grande motivazione, anche la massima efficacia comunicativa.

In questo contesto la ricostruzione virtuale, intesa come sintesi finale di uno studio multidisciplinare, rappresenta la via più diretta e semplice per comunicare le suggestioni del passato, arricchendole di valori emozionali grazie all’uso degli effetti visuali e alla narrazione

Dal presente al futuro: le nuove frontiere della comunicazione museale…

Penso sempre a come molti film abbiano anticipato molte tecnologie oggi possibili. In effetti oggi abbiamo a disposizione diverse tecnologie, ma il punto centrale è sempre il fattore di qualità, che riassume in sé tutta la capacità degli esseri umani di gestire qualcosa che abbia un valore nel tempo. Perché qualsiasi tecnologia promettente di oggi, che sarà obsoleta domani, non potrà mai uguagliare la capacità degli esseri umani di produrre qualcosa che sappia emozionare.

Intervista all’Arch. Francesco Gabellone, ricercatore presso la sede IBAM CNR di Lecce (a cura di Giusi Meli)

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