Digitalizzazione del patrimonio librario

L’IBAM CNR opera nell’ambito del progetto di “Science & Technology Digital Library” procedendo alla digitalizzazione del patrimonio librario, manoscritto ed iconografico appartenuto alla ricca e prestigiosa Biblioteca dei monaci benedettini del Monastero di S. Nicolò l’Arena di Catania.


digitalizzazioneL’istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2013 è stato coinvolto per le sue elevate competenze nel settore dell’analisi e della valorizzazione del patrimonio culturale all’interno del progetto “Science & Technology Digital Library”. Un progetto nato nell’ambito di un protocollo tra il MIUR e il CNR, grazie a una Convenzione siglata il 17 luglio 2012 tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’IBAM all’interno della sezione del progetto “Analisi e studio del patrimonio documentario” ha scelto di procedere alla digitalizzazione del prestigioso patrimonio librario, manoscritto ed iconografico appartenuto alla ricca e imponente Biblioteca dei monaci benedettini del Monastero di S. Nicolò l’Arena di Catania, confluito nel 1866, a seguito delle soppressioni delle Corporazioni religiose, nelle raccolte delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania, Ente con cui l’IBAM ha stipulato un accordo di collaborazione per l’attuazione del progetto.

Idigitalizzazionen particolare, nel corso della prima fase del progetto l’indagine è stata focalizzata su una preliminare ricognizione, analisi e censimento del patrimonio documentario scelto per il processo di digitalizzazione. L’analisi al momento è stata condotta dagli assegnisti dell’IBAM CNR in collaborazione con ricercatori e specialisti del settore del Dipartimento di Scienze Umanistiche (DiSUM) dell’Università di Catania, da tempo impegnati all’interno di un ampio filone di ricerche multidisciplinari sulla valorizzazione dell’ex Monastero e sugli episodi del collezionismo siciliano.

Nello specifico, la ricognizione, in assenza di un catalogo informatizzato, è avvenuta attraverso lo sfoglio sistematico del catalogo cartaceo benedettino risalente alla fine del XIX sec. Dallo sfoglio sono state individuate le macro-aree del Fondo riferibili a diversi ambiti disciplinari: musei e studi di archeologia, numismatica, botanica, naturalia, artificialia, geografia e nuove scoperte scientifiche. Il nucleo è costituito perlopiù da volumi a stampa e manoscritti, ma fra essi vi è anche qualche raccolta miscellanea di disegni e stampe.digital_library

Considerata la varietà tematica ed il cospicuo numero dei volumi (circa 20.000) si è deciso di partire dalla digitalizzazione dei volumi della sezione storico-antiquaria, appartenenti principalmente ad un arco cronologico che va dal XVII e XVIII secolo.

Questi testi, infatti, si contraddistinguono per il loro particolare pregio e valore storico documentario, in quanto rappresentano un nucleo fondamentale per la conoscenza generale del contesto scientifico e culturale della prima metà del Settecento e per la rinascita della Biblioteca,  di cui negli stessi anni si curava la nuova sistemazione nella splendida sala settecentesca del Vaccarini. Essi rappresentano un nucleo fondamentale anche per la ricostruzione degli interessi dell’antiquaria siciliana in un periodo assai fecondo che vide a Catania la creazione di due dei più importanti musei settecenteschi siciliani: il Museo di antichità e naturalia allestito dai monaci benedettini all’interno del monastero di S. Nicolò l’Arena a Catania a partire dagli anni ‘30 del XVIII secolo e quello coevo del principe Ignazio Paternò Castello di Biscari.

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Il nucleo di libri recensiti finora è pertanto strettamente funzionale allo studio delle pratiche del collezionismo in Sicilia nel XVIII secolo, tema particolarmente complesso per la molteplicità di aspetti e per la mancanza di indagini, specialmente dedicate alle forme che esso assunse nel contesto catanese, e sarà particolarmente utile anche per delineare gli interessi specifici di chi nel corso del XVIII secolo si rese protagonista dei diversi episodi collezionistici che portarono alla creazione del variegato Museo di antichità e naturalia benedettino.

Infatti, i volumi selezionati, si inseriscono nella fase di massima espansione dell’imponente Biblioteca Benedettina; molti testi e manoscritti furono in effetti acquistati dai priori della Biblioteca a Roma e su alcuni frontespizi delle opere a stampa si possono ancora osservare delle note manoscritte che indicano la data, il luogo ed il nome di colui che lo ha acquistato.digitalizzazione

Preliminarmente alla fase di digitalizzazione è stato avviato, dunque, uno studio scientifico sui volumi della sezione storico-antiquaria (circa 300), che ha permesso di individuare le caratteristiche del fondo, le note di appartenenza manoscritte e le informazioni fondamentali per la successiva descrizione degli oggetti digitali che avviene nel processo di metadazione.

Questo esame iniziale delle tipologie e dello stato di conservazione del patrimonio analizzato ha rappresentato anche il presupposto vincolante per la definizione e l’acquisizione della strumentazione adeguata alla digitalizzazione.

L’IBAM CNR ha, infatti, avviato una fase di ricognizione di adeguati strumenti tecnici per la digitalizzazione del patrimonio storico. L’elemento tecnico centrale del WP 9 è la piattaforma d’acquisizione, composta da 2 scanner planetari e una stazione scanner portatile, per permettere anche la scansione di elementi del patrimonio storico librario non facilmente trasportabili.

Il passaggio successivo all’acquisizione delle immagini è l’inserimento dei metadati attraverso il software LIMB. I metadati sono dati che descrivono caratteristiche e proprietà di un prodotto digitale, identificandolo con informazioni tecniche (descrittive, amministrative e gestionali) che sono peculiari di quello specifico oggetto digitale. I metadati rappresentano quindi una sorta di “Carta d’Identità” del file digitale che consente di riconoscere le sue caratteristiche nel tempo, anche con il mutare dei software e dei programmi utilizzati.

In particolare l’IBAM CNR, dopo aver condotto un’analisi delle normative di digitalizzazione elaborate a partire dal 2001 ed aver esaminato le principali best practices europee e le policies sviluppate nel contesto europeo, ha ritenuto opportuno per la tipologia degli elementi digitalizzati utilizzare gli standard di metadati Dublin Core e METS, i più diffusi standard di metadati a livello internazionale ed adoperati all’interno dei grandi progetti di digitalizzazione europei (ad es. Europeana).

Gli schemi utilizzati sono basati sul modello logico-funzionale OAIS (Open Archival Information System) che si riferisce allo Standard ISO 14721. Esso ha l’obiettivo di dare le specifiche formali per la fase di raccolta e di trasferimento dei metadati e dei dati digitali nei rispettivi archivi.

A cura di Annarita Di Mauro, Assegnista di ricerca nell’ambito del progetto “Science & Technology Digital Library”.

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