I molteplici poteri di Dioniso

Dioniso è un dio antichissimo. Il suo nome appare già su tavolette iscritte della tarda Età del Bronzo, e da allora, può dirsi, non ha più abbandonato l’uomo. Il suo culto è attestato almeno fino al VII sec. d.C., ma la cultura dell’Occidente, soprattutto dal Rinascimento in poi, non ha mai smesso di confrontarsi con questo dio estremamente complesso.

Nel mondo antico il suo campo d’azione si estese progressivamente, per almeno due millenni, dalle credenze sull’Oltretomba ai miti e ai riti legati alla preparazione e al consumo del vino, dall’ambito del matrimonio e dell’unione sessuale al teatro.

specchio etrusco

Questi sono tuttavia solo alcuni degli aspetti di una personalità divina che sfugge ad ogni definizione, e che, essenzialmente, manifesta la sua potenza annullando ogni tipo di divisione e di confine, incluso quello, estremo, fra la vita e la morte.

Secondo il mito Dioniso nasce da Zeus e da una principessa mortale, Semele, morta folgorata prima di poter dare alla luce il figlio. Zeus estrae l’embrione dal ventre della donna e se lo cuce alla coscia, dalla quale, compiuto il tempo, nascerà il piccolo dio, che viene affidato alle ninfe della terra immaginaria di Nisa. Prima di raggiungere la maturità deve superare delle prove dolorose: i Titani lo uccidono e lo sbranano, ma il suo corpo viene resuscitato. Scende nell’Oltretomba per riportare in vita Semele, che non aveva conosciuto, e renderla partecipe della sua natura divina, come dimostra il disegno dello specchio etrusco dove madre e figlio compaiono abbracciati (Siracusa M.A.R. 42569).

È un dio viaggiatore, che si muove con il suo seguito sia per mare, sia per terra, per affermare in ogni dove il suo potere.

Nell’isola di Naxos incontra Arianna, abbandonata da Teseo, e ne fa la sua sposa divina.

Nell’erma marmorea rilavorata dal mare, recuperata nel porto di Siracusa, il dio appare come un giovane dalle corna di toro (Siracusa M.A.R. 31511).

dioniso

dionisoL’immagine è rara ma non sorprendente: in quanto dio che abbatte e mescola ogni categoria Dioniso può manifestarsi sia come vegetale – l’edera, la vite – sia come animale – toro, capro, pantera – sia in forme pienamente umane.

Fino alla metà del V sec. a.C. l’aspetto preferito è quello di un uomo maturo, barbato, coronato d’edera e con una lunga veste di tipo femminile.
Nelle immagini più antiche regge un lungo ramo con foglie ed il corno potorio, ma i suoi attributi caratteristici, oltra alla corona di foglie, diventeranno il tirso, un alto bastone flessibile terminante in un groviglio di edera o pampini, ed il kantharos, una coppa per bere dalle anse sollevate.

Pur essendo figlio di una mortale, la natura divina di Dioniso è ribadita dalla sua piena partecipazione alle attività degli altri dei, sedendo fra di essi, o assistendo alla loro partenza sul carro, come avviene nel monumentale cratere del pittore di Antimenes, sul quale l’immagine del dio ricorre per tre volte in tre distinte scene (Siracusa M.A.R. 50960).

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In seguito il dio acquista le sembianze di un giovane delicato, spesso nudo e coronato di foglie di vite e grappoli d’uva (Siracusa M.A.R. 11032).

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Il carattere selvatico e ibrido di Dioniso, che assomma in sé la natura divina, umana e animale, non deve indurre a credere che il dio occupi un ruolo marginale nella vita religiosa delle città greche.

A Naxos, in Sicilia, così come nell’isola di Naxos delle Cicladi che era uno dei più importanti centri del suo culto, Dioniso è l’emblema stesso delle città: la sua testa compare infatti regolarmente nelle emissioni dall’antica colonia siciliana, in una serie di monete che vengono a ragione considerate fra i capolavori dell’arte numismatica greca.

dioniso


Fonte: fotografie tratte dal catalogo “Dionysos. Mito, immagine e teatro” realizzato in occasione dell’omonima mostra (10 maggio al 30 settembre 2012), a cura di  Fabio Caruso, ricercatore presso la sede IBAM CNR di Catania e Giuseppina Monterosso,  funzionario archeologo del “Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi” di Siracusa.

Testo a cura di Fabio Caruso.

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