Empedocle, Agata ed Elisabetta sull’Etna

Empedocle, Agata ed Elisabetta I: figure eccezionali legate fra loro da un filo rosso, un fenomeno designato normalmente come “monosandalismo”.


Il mito greco ha fatto dell’Etna la tomba dei nemici degli dei. Il gigante Encelado e il mostruoso Tifone, sconfitti, giacciono sotto il peso della montagna, imprigionati in un’agonia senza fine, scuotendo la terra e sputando fuoco.

L’Etna è quindi uno degli ingressi dell’Oltretomba: mettendo i viventi in contatto con le profondità della terra, tutta l’area etnea diventa la sede di culti oracolari intimamente legati ai fenomeni vulcanici, come quello di Ibla, la dea venerata presso le Salinelle di Paternò da una corporazione di sacerdoti indovini e interpreti di sogni, e quello dei fratelli Palici, divinità gemelle connesse ai geyser del lago di Naftia nel territorio di Mineo.

empedocle agata ed elisabettaTuttavia, così come le forze sotterranee sono in grado, attraverso il vulcano, di aprirsi un varco per manifestarsi, è possibile, al contrario, che mortali di straordinaria potenza riescano a penetrare nell’Oltretomba e a farne miracolosamente ritorno.

Queste figure eccezionali appaiono legate fra loro da un filo rosso, un fenomeno designato normalmente come “monosandalismo”. Con questo termine si indica qualsiasi situazione di squilibrio della deambulazione, dallo scioglimento di una scarpa, alla sua perdita, per arrivare alla deformazione del piede, alla zoppia e all’amputazione dell’arto.

È un marchio che caratterizza molte figure dei racconti tradizionali: la scarpina perduta di Cenerentola ne rappresenta, almeno ai nostri occhi, l’esempio più immediato e universalmente riconoscibile.

 

fig.3doppiaSi tratta di un motivo largamente diffuso nel tempo e nello spazio; la testimonianza figurativa più antica è offerta dalla spalliera del trono di Tutankhamon, ma è soprattutto nel caleidoscopico immaginario greco che il monosandalismo appare declinato nelle forme più diverse e significative.

Fra i molti esempi possiamo ricordare un noto tipo statuario di Hermes e il Dioniso della Villa dei Misteri di Pompei.

Non è un caso che siano proprio questi dei a presentarsi con un piede nudo: Hermes è colui che conduce le anime nell’Oltretomba, e Dioniso è il dio che, nel mito, muore e torna alla vita.

La spiegazione generalmente accolta, infatti, vede nel monosandalismo il marchio delle figure in grado di andare e tornare dall’Aldilà.

Il piede nudo, o ferito, o amputato indicano la capacità di muoversi su due dimensioni diverse: andare fra i morti con un solo piede calzato, come sembra suggerire un singolare sarcofago di Reggio Calabria, garantisce in qualche modo la possibilità di un ritorno.

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Il più noto esempio di monosandalismo legato all’Etna è offerto dallo spettacolare e spiazzante suicidio attribuito ad Empedocle, nel V sec. a.C.

Si raccontava che il filosofo, per dimostrare la propria immortalità, fosse salito sull’Etna indossando dei sandali di bronzo, e si fosse lasciato cadere volontariamente nel cratere del vulcano: l’Etna tuttavia avrebbe rigettato uno dei sandali. Nonostante la tradizione posteriore abbia ironizzato sull’episodio, mettendone in luce gli aspetti umoristici, è facile cogliere, dietro il motivo del sandalo sputato via dal cratere, la volontà di rappresentare il volo nel ventre del vulcano come una discesa nell’Oltretomba e, allo stesso tempo, come il preludio ad una rinascita rituale.

agataUna testimonianza altrettanto significativa del tema riguarda invece la patrona della città del vulcano, Agata. Negli atti greci del martirio, la santa, condotta a forza dai soldati da Palermo a Catania per essere giudicata, è costretta a fermarsi per allacciarsi una scarpa. Il gesto segna il momento nel quale Agata si rende conto di essere stata abbandonata dai suoi sostenitori: sul masso servito da appoggio alla ragazza rimane, impressa per sempre, l’orma miracolosa del piede, tuttora venerata a Palermo nella chiesa di Sant’Agata la Pedata.

Il motivo del monosandalismo appare qui nella forma attenuata della scarpa slacciata: è tuttavia degno di nota che l’episodio venga posto all’avvio del percorso inziatico di Agata verso il martirio – che si compirà all’ombra del vulcano – e che l’estensore degli atti ritragga la santa proprio nell’antico atteggiamento della statua di Hermes.

elisabettaIl motivo della scarpa perduta sull’Etna ritorna invece nella leggenda della pantofola della regina Elisabetta, un racconto che Benedetto Radice attribuisce ai pastori di Bronte, e che tuttavia si lascia facilmente indovinare come una rielaborazione sofisticata ed alquanto letteraria del “mito” della morte di Empedocle. La leggenda chiama in causa, oltre alla grande regina inglese, un altro importante visitatore del vulcano, Horatio Nelson, e la sua amante Lady Hamilton. Ancora una volta la calzatura abbandonata sull’Etna si presenta come il segno tangibile di una vittoria sulla morte: grazie ad essa la regina, pur trascinata da Satana nel ventre del vulcano, può tornare dall’Oltretomba e agire come fantasma fra gli uomini.

L’Etna appare quindi come il paesaggio ideale per l’azione di eroi con una sola scarpa: Empedocle, Agata ed Elisabetta I segnano con la loro presenza l’età classica, la tardo-antica e la moderna, ma il tema del monosandalismo si allarga, com’è ovvio, ben oltre il vulcano, per toccare altri luoghi limite, il mare prima di tutto e persino gli odierni ospedali.

houseIl capitano Achab di Melville, con la sua gamba tranciata dalla balena bianca, è forse la più potente icona dell’uomo spezzato in due, sospeso fra la vita e l’abisso, e lo stesso Dr. House dell’omonima serie televisiva – moderno sciamano dalla gamba menomata in grado di combattere la morte – dimostra la longevità e l’attualità del tipo dell’eroe monosandalico. Per introdursi nell’Aldilà e tornare illesi occorre andare con un piede soltanto: è un’esperienza che, inconsapevolmente, compie ogni bambino saltando su un piede da una casella all’altra del gioco della Campana, uno dei giochi più antichi e diffusi nel mondo, in siciliano detto significativamente dello Sciancateddu, ossia dello Zoppetto, esattamente come nell’antica Roma, dove era indicato come gioco del Claudus.

Come afferma lo storico delle religioni Mircea Eliade, i bambini continuano a giocare al gioco della Campana senza sapere di ridare vita ad un gioco iniziatico, il cui scopo è di penetrare e riuscire a tornare fuori da un labirinto; giocando alla Campana i bambini scendono simbolicamente agli Inferi e tornano sulla terra.

 

A cura di Fabio Caruso, Ricercatore IBAM CNR presso la sede di Catania.

4 Comments:

  1. Francesca Migneco

    Fabio,
    non ci conosciamo ,ti seguo su facebook :sei BRAVO!
    Questa volta ECCEZIONALE. L’accostamento di miti e leggende antichi e moderni è ardito ma straordinariamente pertinente. E’ saltato solo Vulcano,anche lui zoppo, con la fucina dentro il vulcano Etna. Bravo,bravo bravo.
    L’approccio antropologico di tipo anglosassone , risulta perfino divertente.
    Tanti auguri per Pasqua
    France

  2. Grazie mille per l’apprezzamento e per gli auguri, che ricambio di cuore. Quanto ad Efesto/Vulcano, hai ragione, è rimasto fuori: un po’ perché ho cercato di fare il punto solo sulle figure etnee monosandaliche “pure” (vale a dire con una sola scarpa), e un po’ perché il mito non lo mette in rapporto diretto con l’Oltretomba. E’ vero però che anche lui passa da un mondo all’altro, dato che la madre lo butta giù dall’Olimpo appena nato: e non ci sono dubbi che la Terra possa essere un vero Inferno per un dio, e non solo… Scherzi a parte, vale la pena sottolineare che non a caso il motivo del ritorno di Efesto all’Olimpo, accompagnato da Dioniso, fu uno dei temi a lungo raffigurati nella ceramica figurata destinata alla tomba (qui una delle versioni più affascinanti: http://ancientrome.ru/art/artworken/img.htm?id=1060) ; in questa prospettiva il dio zoppo che riconquista il cielo doveva essere avvertito, al pari di Hermes e dello stesso Dioniso, come una figura particolarmente adatta per accompagnare gli uomini da una dimensione all’altra dell’esistenza.

  3. Alberto Rizzelli

    Mi sono imbattuto in questo articolo molto casualmente (stavo facendo delle ricerche su Edipo) e l’ho trovato molto interessante. Complimenti, la relazione fra zoppia e capacità di visitare l’Oltretomba è curiosa e allo stesso tempo affascinante. Se non è un problema, ho preso un paio di frasi per inserirle in un saggio breve scolastico.
    Grazie mille e complimenti ancora.

  4. Grazie, le frasi sono lì proprio per essere “prese”. Nessun problema quindi, solo un piacere. Vorrei tuttavia fosse chiaro che non sono certo io il teorizzatore del monosandalimo: sul tema esiste una bibliografia relativamente vasta ed articolata. Lo scopo della nota è mettere a fuoco l’insistenza del fenomeno nell’area dell’Etna proprio per il carattere di zona di confine fra mondo di sopra e mondo di sotto del vulcano. Una trattazione del tema da una prospettiva molto più ampia è offerta da Carlo Ginzburg nel secondo capitolo del suo magnifico volume “Storia notturna. Una decifrazione del Sabba”, Einaudi 1989 (nuova edizione 2008).
    Grazie ancora e buone ricerche.

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