Gis, Archeologia Urbana e Patrimonio Culturale

Conoscere gli strumenti utili a gestire le informazioni territoriali e capirne il funzionamento per sfruttarne appieno le loro potenzialità è ormai una necessità, sia per i professionisti che si occupano di pianificazione urbana, sia per coloro che si occupano di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale visibile e invisibile.


Il supporto alle decisioni che può essere fornito dai sistemi informativi territoriali nell’ambito dell’archeologia urbana è evidente: la possibilità, ad esempio, di programmare un intervento di scavo archeologico in base alle esigenze di traffico di un centro urbano, sapendo a priori – attraverso la corretta geolocalizzazione dei risultati delle prospezioni geofisiche – se nell’area di scavo si incontreranno sottoservizi quali le linee telefoniche o condotte della rete idrica o del gas, consente di contenere i costi di uno scavo archeologico (oltre che i costi di realizzazione delle opere pubbliche evitando impreviste sospensioni dei lavori riconducibili a ritrovamenti fortuiti di evidenze archeologiche) e, contestualmente, di limitare al massimo i disservizi. Ma ancora di più, la puntuale introduzione dei dati archeologici provenienti da diverse fonti eterogenee all’interno di una piattaforma GIS o webGIS, permette di stilare una serie di carte tematiche funzionali alla predittività del potenziale archeologico di un determinato contesto urbano; tali carte diventano poi gli strumenti attraverso i quali si possono attivare tutte le politiche di archeologia preventiva utili alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio.

gisGli studi e i progetti realizzati per la creazione di queste piattaforme sono moltissimi e l’Italia, insieme alla Francia, è uno dei paesi più all’avanguardia in Europa su queste tematiche; è doveroso segnalare, tra gli altri, i notevoli risultati raggiunti dal Progetto MAPPA (Metodologie Applicate alla Predittività del Potenziale Archeologico) che si propone di realizzare “un network di sistemi e procedure standardizzate per la redazione e la gestione dei dati archeologici”.

Sia per questo progetto, sia per il progetto DICET che vede coinvolto direttamente l’IBAM CNR, è importante sottolineare che i contenuti scientifici delle piattaforme sono gestiti attraverso le politiche dell’open data: le conoscenze che vengono acquisite attraverso questi progetti possono essere condivise e fruite liberamente da tutti gli stakeholders salvaguardando, ovviamente, la paternità scientifica della ricerca.

Al centro dei sistemi informativi per l’archeologia, dunque, vi è il dato storico proveniente dallo scavo stratigrafico o dallo studio bibliografico: tale dato deve essere sempre verificato direttamente, quindi può essere successivamente interpretato, utilizzato per estrarre nuovi dati, analizzato con l’uso di complessi algoritmi e, affinché possa poi essere comunicato e soprattutto fruito, deve essere rappresentato su una cartografia a scala adeguata (in base al caso di studio), sfruttando al massimo i canali di trasferimento delle conoscenze che la moderna tecnologia mette a disposizione: ecco dunque che si ritorna alle potenzialità dei sistemi informativi territoriali, che raccolgono in un unico workframe tutti questi dati, integrandoli con altre informazioni e rendendoli sempre disponibili alla consultazione.

Nell’ambito dell’archeologia urbana queste architetture hardware e software diventano un efficiente sistema di sintesi delle informazioni e, di conseguenza, uno strumento che facilita notevolmente sia il lavoro dell’archeologo che conduce lo scavo, sia quello degli enti preposti alla pianificazione, alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio.

A cura di G. Di Giacomo – Assegnista di ricerca presso la Sede IBAM CNR di Lecce

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