Il Plastico di Pompei: da legno e sughero a modello 3D

Realizzato in legno e sughero tra il 1861 e il 1879 in scala 1:100, il plastico di Pompei esposto al Mann e voluto da Giuseppe Fiorelli, è ancora una volta protagonista della storia di Pompei.


Realizzato in legno e sughero tra il 1861 e il 1879 in scala 1:100, il plastico di Pompei esposto al Mann e voluto da Giuseppe Fiorelli, è ancora una volta protagonista della storia di Pompei.

Utilizzando la stessa tecnica di scansione tridimensionale sperimentata per la Necropoli di Porta Nocera, gli archeologi siciliani dell’IBAM CNR stanno curando la realizzazione di un modello virtuale che potrà portare anche alla realizzazione di un modello tridimensionale dell’area attraverso l’ausilio di stampanti 3D.

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Modello 3D del plastico in legno e sughero di Pompei

 

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Particolare del modello 3D del plastico in legno e sughero di Pompei

 

Grazie a un’intuizione dell’archeologo Stefano De Caro e alla disponibilità della direttrice del museo archeologico di Napoli, Valeria Sampaolo, abbiamo acquisito il plastico esposto al Mann voluto da Giuseppe Fiorelli. Ci è stato consentito di ripulirlo e sono venute fuori delle immagini straordinarie, mai viste, con la riproduzione di affreschi oggi scomparsi.

 

Spiega Daniele Malfitana, direttore dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR.

pompei_droneLa campagna di rilievo effettuata sul campo, anche tramite l’utilizzo di un drone, ha permesso la restituzione di un’ortofotografia dettagliata dell’area e di un modello digitale del terreno in 3D.

Il resto delle acquisizioni fotogrammetriche sono state elaborate in laboratorio ed hanno portato ad accurati modelli 3D di ogni singolo monumento oggetto di studio.dettaglio_ortofoto

La ricostruzione tridimensionale sarà utilizzata per la progettazione degli interventi di restauro e per il monitoraggio dello stato di conservazione degli edifici, consentendo di programmare restauri e manutenzione.

Aggiunge, inoltre, il direttore D. Malfitana:

Con le termocamere possiamo “sfogliare” le pareti dei monumenti e vedere i rifacimenti che si sono susseguiti. Pompei si conferma una straordinaria palestra di sperimentazione.

 

Lo scanner geofisico utilizzato a Pompei riesce a leggere fino a 20 metri di profondità; è uno strumento in grado di studiare con grande precisione il sottosuolo e potrebbe essere utilizzato anche a Ercolano, dove Renzo Piano sta progettando il nuovo museo archeologico su incarico del filantropo californiano David Packard. La scansione del sottosuolo consentirà di scegliere l’area più adatta per realizzare il nuovo edificio.

Finanziato da investitori privati e con una campagna di fundraising, il progetto Pompeii Sustainable Preservation Project, lanciato dal Fraunhofer di Stoccarda ha avuto inizio nell’estate 2014 prevedendo un investimento di 10 milioni di euro.

Il modello digitale della necropoli di Porta Nocera appena realizzato si presenta come uno strumento innovativo, di studio e documentazione. Resterà a disposizione di tutti i gruppi di ricerca che si ritroveranno per la seconda campagna a Pompei nel mese di settembre.

Fonte di documentazione: La Repubblica – Napoli

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