Il Sol Invictus sotto una nuova veste

Il Sol Invictus sotto una nuova veste: un inedito folles costantiniano dal tesoro di Misurata (Libia).


Lo studio del Tesoro di Misurata (294-333 d.C.), con i suoi 108 mila esemplari, ha svelato un considerevole numero di folles che non trovano riscontro né nella letteratura numismatica né in internet, dove i volumi di riferimento (vi e vii del Roman Imperial Coinage) vengono di continuo corretti e aggiornati grazie agli esemplari inediti che appaiono numerosi nelle aste on line. Le varianti, rispetto ai tipi noti, interessano tutti gli elementi formali della moneta: più frequentemente riguardano le officine, ovvero si tratta di esemplari coniati da officine diverse da quelle pubblicate; altre volte presentano differenti interruzioni nella spaziatura della legenda del rovescio o tipi di busti non registrati per alcune autorità emittenti. In altri casi ancora i conii rivelano clamorose sviste da parte degli incisori, che accoppiarono erroneamente legenda e ritratto.

Si veda qui l’esempio di un piccolo bronzo del periodo costantiniano, rinvenuto per l’appunto nel tesoro di Misurata, la cui unicità consiste in una variante del tutto inattesa di quello che fu uno dei simboli precristiani per eccellenza, il Sol Invictus.tesoro di misurata

Lo possiamo descrivere come segue:

D/ IMP CONSTANTINVS P F AVG. Busto laureato, drappeggiato, corazzato a ds.

R/ SOLI INV – I CTO COMITI. Il sole stante a sn., con tunica legata in vita e clamide ricadente sulla spalla sn., solleva la ds. e regge il globo nella sn. In esergo, RS. (Roma)

Il diametro è di mm 21 ed il peso di g 2,74; la conservazione è ottima.

Com’è noto, il diffusissimo tipo che Costantino dedicò “al sole invincibile, suo compagno” è raffigurato, nel campo monetale, in rigorosa nudità eroica. L’unico indumento del dio è la clamide legata sulla spalla destra che avvolge entrambe le spalle e che può ora ricadere di peso sul fianco sinistro, oppure svolazzare; la testa è cinta da una corona radiata ed è rivolta sempre ad oriente, anche quando il corpo è rappresentato stante dalla parte opposta.

In questo esemplare, invece, lo schema iconografico presenta una novità tipologica inconsueta per la documentazione monetale del periodo: la divinità, che presenta coerentemente tutti i suoi elementi caratterizzanti, ha addosso, in più, una lunga tunica manicata, legata in vita, che copre morbidamente le gambe lasciando scoperti i grandi piedi.

Come datare ed interpretare questa variante?

Partiamo innanzitutto dalla considerazione che l’esemplare è stato prodotto dalla zecca ufficiale, come indicano la correttezza dello stile e delle leggende, oltre che la regolarità del peso.

Poiché inedito, un elemento su cui ci si è basati nel tentativo di fissare la datazione del nummus è il peso, che con i suoi 2,78 grammi sembra indirizzarci verso una data immediatamente posteriore al 312-313 d.C. Che non ci si possa discostare molto dalla produzione monetale di questi anni è indicato anche dal modulo (diametro), che rende poco probabile l’associazione della moneta con l’ultima produzione della zecca romana recante il tipo Soli Invicto Comiti, datata intorno al 316-317 d.C.

3Tenendo conto di questa cronologia, la variante “con veste” e l’abbandono della nudità eroica possono trovare la loro collocazione ideologica nell’ambito di quel clima di gestazione e di sperimentazione del nuovo repertorio iconografico, che portò presto al codificarsi del repertorio cristiano e, più in generale, al riconoscimento della religione cristiana come nuova religione dello stato romano. In poche parole, sarebbe suggestivo immaginare che l’incisore di questo conio avesse già abbracciato il nuovo credo ed avesse per questo “istintivamente” coperto il corpo della divinità rappresentata per una sorta di pudore reverenziale, spinto da quella che era oramai un’automatica associazione fra Sole e Cristo.

Lo stesso Tertulliano, vescovo di Cartagine, cristiano e Padre della Chiesa, nel II sec. d.C. così scriveva: “…molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia”. Ad Nationes, I, 13.

Allo stesso modo, tuttavia, forse più semplicemente e prosaicamente, le ragioni di questa novità iconografica, nel panorama della monetazione prodotta da zecche occidentali (in questo caso, l’Urbe), possono essere ricercate nell’operato di maestranze d’origine orientale avvezze a rappresentare la divinità solare nei panni di un auriga. Il confronto più diretto, in questo caso, è con il Sole, rappresentato in veste di auriga (Helios) nelle emissioni di Antiochia.

Sol_invictus3

Nella seguente tabella si elencano gli schemi iconografici del tipo del Sole, nella produzione monetale nel periodo considerato:

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A cura di Stefania Santangelo (collaboratore tecnico numismatico IBAM CNR presso la sede di Catania)

 

Fonti Bibliografiche
Usener H. 1905, Sol Invictus, in Rheinisches Museum, LX, pp. 465 e sgg.

Brunn P. 1958,  The disapparence of Sol from the coins of Constantine, in Actos, II, pp. 15-37.

Brunn P. 1966, The Roman Imperial Coinage, VII, Constantine and Licinius (a.D. 313-337), London.

Vogt J. 1968, Pagani e cristiani nella famiglia di Costantino il Grande, in Momigliano A. (ed.), Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel IV secolo, Torino, pp. 47-63.

Andaloro M. 2000, I prototipi pagani e l’archetipo del volto di Cristo, in S. Ensoli, E. La Rocca (a cura di), Aurea Roma. Dalla città pagana alla città cristiana, catalogo della mostra (Roma 22 dicembre 2000-20 aprile 2001), Roma.

Baglivi N. 2001, Costantino «segno di contraddizione»: il tempo e le maschere di Costantino, in Augustinianum, 41, 2, pp. 393-407.

Berrens S. 2004, Sonnenkult und Kaisertum von den Severern bis zu Constantin I. (193-337 n. Chr.). Historia Einzelschriften, Stuttgart.

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