Aprirsi al mondo ricercando e cogliendo nuove opportunità di dimensione internazionale

L’esperienza professionale di Antonio Torrisi, esperto nell’area giuridico-amministrativa e nella gestione dell’attività di ricerca dell’IBAM CNR.

Torrisi 5Da sempre la mia formazione professionale è stata orientata agli aspetti gestionali, senza mai tralasciare l’uso delle nuove tecnologie: Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, Laurea in Economia e Commercio, Master in Diritto delle Comunità Europee e partecipazione a percorsi formativi specifici per la gestione di Enti Pubblici con particolare riferimento alle problematiche della ricerca. Per la mia formazione, importante è stata l’esperienza professionale all’estero (quasi ininterrottamente dal 1993 al 2001) per circa 2 o 3 mesi l’anno nella gestione della missione archeologica di Priniàs (Creta-Grecia), diretta dal prof. Giovanni Rizza, riguardante gli studi e le ricerche sull’origine dell’arte greca.

 

La mia esperienza  al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) inizia giovanissimo, all’inizio del 1992 – all’età di 20 anni – in quanto vincitore di una borsa di studio biennale per giovani diplomati da impiegare nell’implementazione delle nuove procedure informatiche nel supporto gestionale e tecnico del Centro di Studio sull’Archeologia Greca (CSAG), organo di ricerca del CNR nato da una convenzione con l’Università di Catania. Dopo una breve pausa, nell’ottobre 1994 Torrisi 4continua l’esperienza presso il CNR che prosegue fino ad oggi anche se con delle interruzioni per alcune esperienze lavorative presso l’Università degli Studi di Catania e il Comune di Catania. Per la passione per il modo della ricerca, sorta proprio sul campo dalla dedizione di archeologici e tecnici per i propri studi, ho anche rinunciato ad alcune proposte lavorative presso il Tribunale di Catania, il Credito Italiano e la Scuola pubblica.

I cambiamenti della macchina gestionale, amministrativa e contabile del CNR dagli anni 90 in poi…

Fino agli anni 90 il finanziamento dell’attività di ricerca era garantito quasi esclusivamente dallo Stato attraverso il fondo ordinario di funzionamento degli enti di ricerca (FOE). Si trattava di un sistema semplice che non prevedeva procedure particolarmente complesse, soprattutto in termini di gestione e controllo della spesa. Nel frattempo, dal 1998 – 1999 cominciavano a farsi sentire gli effetti della globalizzazione e, soprattutto, dell’attuazione del  Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992, dai dodici paesi membri dell’allora Comunità Europea, oggi Unione europea, che fissa le regole, politiche, e i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione.  Da qui inizia un cambiamento epocale che porterà la Pubblica Amministrazione a ridisegnare le proprie regole di gestione che saranno sempre più orientate al risparmio economico e alla razionalizzazione dei servizi. Ovviamente anche il CNR è sottoposto a importanti e significativi cambiamenti che vedono il culmine con il riordino dell’Ente avviato con il Decreto Legislativo del 30 gennaio 1999, n. 19, che operò la più consistente opera di aggregazione delle strutture del CNR. Da qui, cominciò una progressiva (che continua fino ad oggi) contrazione del FOE con conseguente riorganizzazione dell’apparato gestionale e amministrativo del CNR.

Torrisi 3

Come ha operato l’Istituto in funzione dei medesimi cambiamenti? Quali sono state le scelte operative più significative e le nuove modalità di organizzazione?

A seguito della contrazione delle risorse da FOE, l’Istituto si è trovato di fronte ad un bivio: continuare a recriminare il ripristino di vecchi sistemi di gestione (ipotesi demagogica di fronte alla scarsità delle risorse statali) oppure aprirsi al mondo, ricercando e cogliendo nuove opportunità di dimensione internazionale. Fortunatamente l’IBAM, grazie alla lungimiranza e alla capacità dei direttori che si sono succeduti dal 2003 in poi, ha condiviso il secondo scenario cogliendo in pieno i segni del cambiamento.

 

Le scelte operative sono perciò una conseguenza della via intrapresa a partire dal 2003 e si sono tradotte nell’acquisizione e gestione di nuove risorse finanziarie orientate a singoli progetti i cui finanziatori sono rappresentati da una eterogeneità di soggetti pubblici e privati e non più solo dallo Stato (il cui finanziamento è diventato trascurabile). Ciò ha determinato una responsabilizzazione dei ruoli, lo sviluppo e la compartecipazione ad attività di fundraising, il cambiamento di mentalità del personale che ha sviluppato nuovi approcci con il contesto esterno, il diverso approccio del personale amministrativo che lavora esclusivamente su obiettivi e scadenze dei singoli programmi di ricerca attraverso una struttura flessibile che modula il proprio operato sulla base delle mutevoli esigenze derivanti dalla diversità delle fonti di finanziamento.

 

L’attività di fundraising è senza dubbio l’aspetto su cui l’attuale direzione pone una marcata attenzione coinvolgendo gli uffici (project officer, convenzione e contratti, amministrazione, comunicazione, etc.) e i gruppi di ricerca in azioni di comunicazione e cura dei rapporti con gli stakeholders locali, nazionali e internazionali il cui obiettivo è la creazione di network e partnership  vincenti.

La crescita esponenziale di decreti, delle circolari esplicative e attuative dei vari ministeri e del CNR tende a regolamentare ogni singola procedura o azione a livello di Ente, Istituti, direttori, responsabili e persone…

A mio parere, la ragione di questa corsa alla regolamentazione è l’intenzione più o meno cosciente di accentrare e controllare ogni singola azione fino al “dettaglio”; ma ciò, paradossalmente, provoca una pericolosa deresponsabilizzazione (basta seguire la norma; cioè con chiusura di qualsiasi intervento migliorativo che potrebbe scaturire dalla creatività del singolo soggetto coinvolto in un procedimento). Invero, i fatti accaduti di recente relativi a corruzione e malcostume hanno ulteriormente rafforzato le posizioni di coloro che sostengono tale tendenza (legiferare fino all’esasperazione) mentre il mondo della ricerca avrebbe bisogno di maggiore flessibilità così da incoraggiare l’iniziativa personale e di gruppo. Vedremo se la riforma della Pubblica Amministrazione, tuttora in corso di elaborazione da parte del Governo, possa contenere norme “aperte” al settore della ricerca…

 

Cosa si può fare nel concreto dell’Istituto? Partendo dalla considerazione che le leggi dovrebbero essere di carattere generale e astratto e, parimenti, tenendo presente che ogni azione amministrativa deve rispettare criteri di efficienza, economicità, efficacia e trasparenza, con piccoli sforzi personali (sia di chi gestisce che di chi attua la ricerca) si potrebbero trovare soluzioni operative condivise e coerenti con il contesto normativo vigente. Per perseguire tale finalità occorrono due condizioni essenziali:

 

  1. puntare sulla professionalità del personale amministrativo che abbia spiccate conoscenze di tipo giuridico, contabile e amministrativo, tutto da incardinare in un contesto motivato le cui caratteristiche principali sono la collaborazione di gruppo e la formazione specialistica permanente;
  2. disponibilità dei ricercatori ad accogliere il personale amministrativo direttamente negli ambienti in cui si attua la ricerca: laboratori, scavi, mostre, convegni, etc.

In tal modo si creerebbe una coscienza condivisa (co – sharing) degli obiettivi da raggiungere e delle problematiche da affrontare. Insomma, cadrebbero molte barriere e pregiudizi a vantaggio della flessibilità e adeguatezza dei percorsi amministrativi da intraprendere.

Intervista ad Antonio Torrisi, Tecnologo (Area giuridico amministrativa; gestione dell’attività di ricerca) dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR.

 

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