La ricerca: nuove sfide dall’esito non sempre prevedibile

Research is to see what everybody else has seen and to think what nobody else has thought 

(Albert Szent-Gyorgyi, 1893-1986)


Fabrizio Gizzi

Il cammino che ha condotto Fabrizio Gizzi, dal 2001, ad essere parte integrante dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali riflette l’esito di un processo formativo multistadio e multilivello, iniziato nel 1991, anno in cui ha conseguito, con Lode, il Diploma di Laurea in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II…

La prima tappa dell’attività di formazione post-lauream è iniziata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università partenopea, a cavallo tra il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della libera professione di geologo, nell’Aprile del 1992, e l’adempimento al servizio di leva obbligatorio, terminato nel 1994. Nello stesso anno sono risultato vincitore di un bando per la fruizione di una borsa di studio presso l’Istituto di Fisica dell’Atmosfera (IFA) del CNR in Roma: ha inizio così il mio viaggio nel più grande Ente di ricerca pubblico italiano!

L’attività di studio e ricerca svolta nell’IFA ha riguardato l’ambito della geofisica, con particolare riferimento al geomagnetismo e alla sismologia.

Questa fase, la seconda in linea temporale, è stata forse la più rilevante nel personale processo di “rimodulazione culturale” verso la dimensione di ricercatore. Ciò non solo, com’è ovvio, dal punto di vista squisitamente tecnico-scientifico, ma anche e soprattutto di accresciuta cognizione circa il corpus di qualità che un ricercatore dovrebbe possedere o avocare a sé. Mi riferisco, ad esempio, alla capacità di:

 

  • tener sempre vivo, nelle sue molteplici forme, l’interesse e la curiosità;
  • trarre dai problemi motivazioni e spunti per nuove ricerche;
  • porre in essere sempre un impegno costante e tenace per mirare all’eccellenza;
  • organizzare in modo strutturato le ricerche, acquisendo autonomia nei processi di selezione e soluzione dei problemi;
  • considerare, valutare ed integrare punti di vista e percezioni diverse

tutti aspetti e prerogative oggi ampiamente formalizzate nella letteratura scientifica di settore (es.:[7]) e che sono qualità proprie del Dott. Giovanni Gregori, mio tutor [e mentore] nella “fase romana”.

Durante questo intenso e fecondo periodo ho acquisito le prime forgianti esperienze nelle compagini di convegni sia internazionali sia nazionali, ho frequentato corsi di approfondimento e specializzazione in ambito geofisico (come ad esempio presso l’Ettore Majorana Foundation & Centre for Scientific Culture di Erice) e ho preso parte ad attività congiunte con altri gruppi di ricerca di respiro internazionale.

Formalmente [ma solo formalmente] risolta l’esperienza all’IFA nel 1997 sono approdato, in seguito alla vincita di una borsa di studio biennale prima e come titolare di contratti di collaborazione alle attività di ricerca poi, presso l’allora Istituto Internazionale di Studi Federiciani (IISF, Potenza), progenitore dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali al quale attualmente afferisco. L’attività di formazione si è avvalsa, nello stesso periodo, anche della partecipazione a corsi di approfondimento sul rischio sismico come ad esempio quelli tenuti presso il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello.

L’IISF, fondato e diretto con lungimiranza dal Prof. Cosimo Damiano Fonseca, orientava la propria attività alla conoscenza e valorizzazione del Patrimonio culturale adottando e coniugando competenze multidisciplinari ed avendo come focus metodologico l’approccio olistico.

Il Patrimonio culturale inteso, quindi, non come un mero elemento additivo in un contesto territoriale, ma come una componente la cui salvaguardia e valorizzazione può essere raggiunta unicamente considerando le testimonianze aventi valore di civiltà (cfr. Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, 2004) come dipendenti e intimamente correlate al complesso e stratificato sistema storico, sociale, ambientale, territoriale e geologico di pertinenza.

Seguendo quest’accezione il mio interesse si è rivolto, quindi, a quegli articolati contesti come i centri storici, dove l’approccio epistemologico-metodologico-sistemico è particolarmente auspicabile. Ho dedicato attenzione, quindi, allo studio del rischio sismico dei centri storici, dirigendo uno sguardo speciale alla conoscenza minuziosa degli esiti di danneggiamento in essi prodotti da terremoti del passato.

Il presupposto che mi ha orientato nella scelta di questa linea di ricerca risiede nella constatazione che la stima del rischio sismico possa trarre beneficio proprio da quanto è documentato o accertabile attraverso lo studio delle fonti storiche. In particolare, l’approccio storico può essere un importante supporto conoscitivo per la mitigazione del rischio sismico poiché consente di individuare quelle aree dei centri abitati dove tendono a ripresentarsi, con una certa sistematicità, i maggiori effetti di danneggiamento. Tali settori si porranno, quindi, come potenziali “aree di attenzione” da sottoporre a specifici e successivi approfondimenti conoscitivi di sito per valutare l’eventuale convergenza di quelle condizioni geologiche locali sfavorevoli e predisponenti il verificarsi di fenomeni di amplificazione del segnale sismico, con conseguenti possibili disastrosi effetti sugli edifici. L’attività a cui ho dato corso si è sostanziata, quindi, in un approccio metodologico che considera sia aspetti preliminari e imprescindibili di conoscenza del centro storico in esame (es.: quadro urbanistico e toponomastico, caratteri insediativi, vicende costruttive e ricostruttive dei monumenti), sia aspetti più segnatamente macrosismici (studio degli effetti sismici sulle persone, contesti territoriali ed antropici).

 

Fig. 1. Muro Lucano (Potenza): sono evidenziate le aree caratterizzate da livelli di danno differenti riportati dagli edifici in conseguenza del terremoto del 23 novembre 1980. La zona più colpita fu quella posta ai piedi e nelle adiacenze del castello, porzione che probabilmente anche in occasione del terremoto del 1694 subì i danni più ingenti [2,3]

Fig. 1. Muro Lucano (Potenza): sono evidenziate le aree caratterizzate da livelli di danno differenti riportati dagli edifici in conseguenza del terremoto del 23 novembre 1980. La zona più colpita fu quella posta ai piedi e nelle adiacenze del castello, porzione che probabilmente anche in occasione del terremoto del 1694 subì i danni più ingenti [2,3]

Questo è il caso, ad esempio, del centro storico di Muro Lucano (PZ), interessato in passato da numerosi eventi sismici tra i quali quelli dell’8 settembre 1694 e del 23 novembre 1980 [6]. Per quest’ultimo terremoto l’area più danneggiata del centro abitato è stata quella posta ai piedi e nelle adiacenze del castello, porzione che probabilmente anche in occasione del terremoto del 1694 subì i danni più ingenti.

Fig. 2 - Porzione dell’abitato di Muro Lucano dopo il terremoto del 23 novembre 1980

Fig. 2 – Porzione dell’abitato di Muro Lucano dopo il terremoto del 23 novembre 1980

Le cause di questi effetti arealmente convergenti sono probabilmente imputabili sia a condizioni geologiche di sito sia alla presenza di una fitta rete di grotte, la cui distribuzione spaziale è stata ricostruita tramite analisi di tipo tecnico-storico-urbanistico [2,3,5] (Figg. 1 e 2). Analogo approccio può essere applicato per la città di Benevento, storicamente colpita da almeno due terremoti distruttivi come quelli del 5 giugno 1688 e del 14 marzo 1702 [6]. I danni prodotti da questi due eventi indicano una ricorrenza di effetti all’incirca nelle stesse aree [4] (Figg. 3 e 4).

 

la ricerca

Fig. 3 – Effetti del sisma del 1688 nella città di Benevento. Le aree più colpite dall’evento sismico (blu scuro) furono approssimativamente le stesse che subirono danni di rilievo per effetto di altri terremoti, come quello del 1702 (da [4])

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Fig. 4- Benevento, Campanile della Cattedrale. Epigrafe che riferisce, tra l’altro, dei disastrosi effetti causati dal terremoto del 1688 nella città (da [4]).

L’attività intrapresa a suo tempo nell’IISF ha trovato continuità temporale sino ad oggi nell’IBAM…

I contorni di azione sono ben definiti da un punto di vista territoriale, guardando all’intera area dell’Italia meridionale, mentre per quanto attiene l’arco cronologico di riferimento, specifica attenzione è rivolta allo studio dei terremoti occorsi a partire dal XIX-XX secolo per i quali la qualità e completezza delle documentazioni rinvenibili è maggiore, potendosi così redigere dettagliate cartografie tematiche del danno a scala dei centri storici.

Quel percorso di ricerca iniziato oramai diversi anni or sono, portato avanti con ritmi alterni legati alla prosecuzione di molteplici altre attività di ricerca su cui non indugio per esigenze di sintesi, ha condotto ad esiti scientifici oggetto oltre che di numerose monografie e pubblicazioni internazionali e nazionali, anche di riconoscimenti nell’ambito di premi internazionali come l’International Italian Heritage Awards (2013) – Session: Safeguard of archives and historical sources. I frutti di questi studi, nella loro declinazione parametrica, cioè di valutazione delle intensità macrosismiche ([4, 5]) sono stati inglobati, inoltre, nel Database Macrosismico Italiano [6] e nel Global Earthquake Consequences Database (GEMECD), progetto coordinato dal Cambridge Architectural Research (CAR) in partnership con altre istituzioni tra le quali lo U.S. Geological Survey.

Uno sguardo al futuro…

Componendo il puzzle esperienziale, guardo quindi al futuro in modo positivo ed entusiasmante sia per le attività che svolgo quotidianamente sia per le prospettive che esse sottendono, con la trasposizione degli studi in ricadute sociali concrete. Se è vero, infatti, che la Ricerca è creare nuova conoscenza [Neil Armstrong] è auspicabile che la stessa sia scalabile [e percepibile] nella società. In tal senso, le ricerche che hanno come obiettivo la tutela dell’eredità storica mirano alla salvaguardia della componente fisica e materica del manufatto o del contesto di valenza storica e si pongono quindi come avamposto per la custodia di quell’imprescindibile dimensione del Benessere umano che oggi è pienamente riconosciuta ed indissolubilmente attribuita e veicolata dal Patrimonio culturale stesso (cfr. rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile, [1]).

Ora mi perdonerete, ma la curiosità mi spinge a intraprendere altre sfide per aggiungere un nuovo tassello al mio puzzle, consapevole che mancheranno sempre troppe tessere e che quelle che comporrò dovranno incastrarsi con quelle ancora mancanti… ma la ricerca è anche questo, sempre nuove sfide, dall’esito non sempre prevedibile!

Intervista a Fabrizio Gizzi, ricercatore presso la sede IBAM CNR di Potenza (a cura di Giusi Meli).


Riferimenti alle Citazioni
[1] Istat (2015). Rapporto Bes 2015: il benessere equo e sostenibile in Italia (http://www.istat.it/it/archivio/175169, accesso 31 marzo 2015)
[2] Gizzi F.T., Potenza M.R., Zotta C. (2014a). Approccio storico multi-livello come supporto alla conoscenza degli effetti attesi: esiti preliminaridai due test site di Muro Lucano e Tito (Potenza). Atti del 33° Congresso del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida- Tema 2: Caratterizzazione sismica del territorio- Bologna, 25-27 novembre 2014, 186-196. ISBN: 978-88-940442-2-5
[3] Gizzi F.T., Potenza M.R., Zotta C. (2014b). Criteri per la redazione di cartografie dei danni sismici a scala urbana. Relazione finale nell’ambito della Convenzione IBAM-CNR e IGAG-CNR per le attività previste dal Progetto Esecutivo DPC-IGAG/CNR: La Gestione del Territorio in prevenzione e in emergenza: applicazioni alla microzonazione sismica. Rapporto Tecnico finale.
[4] Gizzi F.T. (2012). Il “Terremoto Bianco” del 21 agosto 1962. Aspetti macrosismici, geologici e risposta istituzionale. Con la Collaborazione di Maria Rosaria Potenza e Cinzia Zotta. Prefazione di Sergio Castenetto. Zaccara Editore, Lagonegro. 736 pp. ISBN 788895-508443.
[5] Gizzi F.T., Potenza M.R., Zotta C. (2012). 23 November 1980 Irpinia–Basilicata earthquake (Southern Italy): towards a full knowledge of the seismic effects. Bulletin of Earthquake Engineering, 10(4), 1109-1131, DOI: 10.1007/s10518-012-9353-z.
[6] Locati M., Camassi R. e Stucchi M. (a cura di), 2011. DBMI11, la versione 2011 del Database Macrosismico Italiano. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Milano, Bologna, http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11. DOI: http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI11.
[7] Toledo-Pereyra, Luis H (2012). Ten Qualities of a Good Researcher. Journal of Investigative Surgery, 25(4), 201-202.

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