Le prime campagne di scavo subacqueo

Il primo scavo programmato, con l’ardua impresa del prosciugamento del lago, fu condotto a termine tra il 1928 e il 1932, anni in cui vennero infatti portate totalmente alla luce e studiate scientificamente le due navi imperiali del Lago di Nemi.

L’eco dell’impresa fu enorme: per la prima volta, delle intere navi furono estratte dall’acqua, dove erano rimaste per secoli, ed era stato possibile studiarle scientificamente in ogni dettaglio. Costituendo un risultato notevole per lo studio dell’architettura navale antica, inoltre furono rinvenuti numerosissimi materiali di rivestimento o di decorazione delle strutture degli scafi.nave_Nemi La prima sperimentazione archeologica dell’autorespiratore ad aria venne condotta nel 1948 sul relitto di Mahdia (J. Cousteau, Ph. Tailliez). Permisero il recupero di un’importantissima collezione di bronzi e di marmi, nonché di utensili di vario tipo quasi tutti intatti, danneggiati solo in parte dalla lunga permanenza in acqua. Il naufragio, a quanto si è potuto stabilire, avvenne nell’81 a.C..

Il primo intervento con propositi scientifici fu effettuato sulla nave di Albenga nel 1950, con l’impiego esclusivo di sommozzatori, venne infatti quasi totalmente dedicata alla realizzazione di un sistema di quadrettatura del relitto, da porre come base per la documentazione grafica e fotografica e per l’individuazione, il posizionamento e la numerazione dei singoli reperti del carico.

prima_sorbonaGrande impulso alle ricerche venne, inoltre, dall’utilizzo di strumenti particolarmente adatti agli scavi sottomarini: tra il 1950 e il 1952 i relitti di Anthéor/Chrétienne A e Grand Congloué, sulla costa meridionale francese, vennero infatti scavati impiegando per la prima volta la sorbona, ancora oggi in uso in tutti i cantieri. Un sistema composto da un lungo corrugato, nella cui parte iniziale, attraverso una manichetta, viene immessa aria in pressione che, risalendo violentemente verso la superficie, crea una forte aspirazione. Tale forza viene sfruttata per rimuovere strati e materiali che ricoprono i resti archeologici.

Nello stesso periodo (tra il 1954 e il 1957, nel corso dello scavo del relitto del Titan) vennero sperimentati sistemi di documentazione fotografica subacquea, con la realizzazione di un mosaico fotografico dell’intera area di ricerca. Alla fine degli anni Cinquanta erano ormai poste le basi metodologiche per il moderno scavo archeologico subacqueo.

Ulteriori contributi innovativi vennero forniti nel decennio successivo da alcuni importanti scavi condotti da ricercatori anglosassoni (G.F. Bass, F.H. van Doorninck). In tali cantieri (Capo Gelidonya, 1960; Yassi Ada I, 1961-64) tutte le operazioni subacquee furono svolte per la prima volta direttamente da archeologi e ricercatori e non da sommozzatori professionisti, come era avvenuto fino ad allora, con difficoltà notevoli nella conduzione, nel controllo e nella documentazione dei dati scientifici.

archeologia subacquea

Il relitto di Yassi Ada I, inoltre, costituisce il primo esempio di scavo subacqueo integrale ed estensivo, con il rilievo totale del carico e dello scafo ligneo, mediante l’impiego sperimentale della fotogrammetria subacquea.

In questo stesso periodo vennero affrontati i problemi legati al prolungamento dei tempi di immersione e alla sicurezza degli operatori, mediante l’impiego, di camere di decompressione immerse e di campane batoscopiche (Yassi Ada II, Punta Scaletta, Albenga).

Importante rilievo assunsero anche le ricerche volte a sperimentare tecniche di restauro e conservazione del materiale bagnato, con particolare riferimento alle strutture lignee delle imbarcazioni, alle ceramiche e al contenuto delle anfore da trasporto (relitto di Kyrenia).

A cura della Dott.ssa Tania Marchesini, esperto in Archeologia Subacquea presso la Sede IBAM CNR di Catania.


Fonti Bibliografiche
N. Lamboglia, La nave romana di Albenga, 1952;
G.F. Bass, Cape Gelidonya: a Bronze Age Shipwreck, Philadelphia 1967;
N. Lamboglia, Il rilievo totale della nave romana di Albenga, in Atti del III Congresso
P.A. Gianfrotta – P. Pomey, Archeologia subacquea, Milano 1981;
G.F. Bass – F. van Doorninck, Yassi Ada I. Seventh Century Byzantine Shipwreck, College Station 1982;
E. Mitchell, Metodi e tecniche di rilevamento subacqueo, in VI Congreso Internacional de Arqueología Submarina, Cartagena 1985;
A.J. Parker, Ancient Shipwrecks of Mediterranean and the Roman Provinces, Oxford 1992;
C. Beltrame, Interpretazione della distribuzione spaziale dei reperti e riconoscimento di processi formativi nel relitto, in Atti del Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea, Bari 1997;
G.F. Bass – M. L. Katzev, New Tools for Underwater Archaeology, 1968;
G. Uccelli – Le navi di Nemi, Roma 1950.

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