All’Egizio di Torino: Kha, Nefertari e Cappella di Maia

Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico.

Il decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicò allo studio delle sue collezioni, confermando che: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».


Il Museo Egizio di Torino è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio attuale prevede che i reperti rimangano all’Egitto.

In occasione dell’apertura del nuovo Museo Egizio di Torino sono state impiegate tecnologie di restituzione tridimensionale, ricostruzione e computer animation che hanno permesso di generare efficacemente nuovi processi di apprendimento, e portato all’elaborazione di tre prodotti multimediali di grande rilievo: la tomba di Kha e della sua consorte Merit, la tomba di Nefertari e la Cappella di Maia.

Tali risultati sono stati raggiunti nel contesto della convenzione siglata fra CNR e Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino in data 19 novembre 2014.

Le pitture della cappella di Maia restituiscono appieno la credenza forte degli egizi nella vita ultraterrena.

museo egizio di torinoGrazie, infatti, alle più recenti conquiste nei settori della restituzione per immagini, alla scansione laser e alle tecniche di modellazione basate sulla fotogrammetria digitale, il gruppo di ricercatori dell’Information Technologies Lab dell’IBAM CNR di Lecce, coordinato da Francesco Gabellone, con Ivan Ferrari, Francesco Giuri e Maria Chiffi, hanno restituito in forma tridimensionale quasi cento oggetti di corredo della tomba di Kha, ricollocati poi virtualmente nel loro contesto originario per diventare gli elementi base di una narrazione.

La Tomba dell’architetto Kha e della consorte Merit e’ uno dei pochissimi esempi al mondo di tomba giunta inviolata al ritrovamento, nonche’ uno dei reperti piu’ importanti della collezione del Museo Egizio.

La Tomba di Nefertari è situata nella Valle delle Regine, a Tebe Ovest, odierna Luxor, poco più a nord del tempio di Abu Simbel. Essa rappresenta uno dei cicli pittorici più completi e significativi del Nuovo Regno. È stata scoperta nel 1904 da un egittologo italiano, Ernesto Schiaparelli.

Nefertari era tra le spose più amate del faraone Ramses II, durante il Nuovo Regno, ed era inoltre molto rispettata dal popolo. Il suo nome, significante “la più bella” si riferiva al fascino e alla delicatezza dei suoi lineamenti.

Il nuovo Egizio, ha aggiunto ai 6.500 reperti in mostra anche una parte dei 26mila pezzi finora custoditi in magazzino. Ha abbandonato l’allestimento ottocentesco presentando un’esposizione innovativa che fornirà ai visitatori nuovi approfondimenti digitali.

Tra le ‪‎mission‬ dell’Istituto, dichiara Daniele Malfitana, direttore IBAM CNR, vi è quella di:

‪‎comunicare‬, con ogni mezzo e con ogni tecnica disponibile, la ricerca archeologica e non, al pubblico degli specialisti, ma soprattutto alla società contemporanea.

La scommessa più intrigante è proprio quella di utilizzare le più aggiornate tecniche di visite immersive, ricostruzioni virtuali, realtà aumentata per costruire una nuova percezione ed una rinnovata fruizione del bene archeologico e monumentale favorendo l’accrescimento culturale degli utenti, dando all’intrattenimento quel valore aggiunto che solo il rigore scientifico può assicurare.

 

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