Interrogare la storia: culti, monumenti e volti della numismatica

Stefania Santangelo, esperta in Numismatica Antica dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr si racconta!


La passione per la numismatica, la formazione e la carriera professionale… 

numismaticaLa mia passione per la numismatica nasce, posso dire, da una “folgorazione”: da piccola amavo scartabellare fra i vecchi e polverosi oggetti accatastati nella soffitta di mia nonna ed il luccichio di una piccola monetina (ricordo ancora: 20 centesimi di Vittorio Emanuele re!) mi emozionò a tal punto da farmi capire cosa avrei voluto fare da grande.

Il mio percorso formativo è stato, poi, quello che si può definire standard per un “archeologo classico”: dopo aver conseguito la Laurea in Lettere Classiche (vecchio ordinamento) discutendo una tesi in Numismatica Antica, accedo alla Specializzazione in Archeologia Classica presso l’Università Federico II di Napoli e, nel frattempo, ottengo una borsa di studio ed un incarico di collaborazione esterna presso il Centro per Archeologia Greca di Catania, che mi danno l’opportunità di lavorare non solo alla sistemazione di alcune collezioni locali custodite nei Musei del territorio, ma soprattutto di iniziare “l’avventura libica”, di cui a breve vi parlerò.

La moneta antica è un documento straordinario ed il suo potenziale comunicativo è qualcosa di sorprendente: tenere in mano una moneta dà la possibilità di intraprendere un affascinante viaggio verso le più antiche tradizioni popolari. E non solo.

Quanto lo studio delle monete può contribuire alla ricostruzione della storia di un popolo e delle sue tradizioni?

Fonte di informazioni culturali: ci permette di conoscere culti, monumenti, e volti… l’elemento più eclatante ed impattante, ovviamente, è il tipo, ovvero l’immagine impressa che, scelto in seguito ad una accurata selezione, serviva a veicolare il messaggio principale: mediante l’impressione di un sigillo ufficiale lo Stato legittimava la moneta e ne garantiva il potere d’acquisto, ma nello stesso tempo lo utilizzava per trasmettere informazioni utili, modelli, ideologie.

Andando oltre l’aspetto meramente economico i Romani, ad esempio, che ne avevano perfettamente compreso il potenziale comunicativo, si servirono spesso delle monete come mezzi di propaganda: pubblicizzavano eventi commemorativi per il restauro o la costruzione di edifici pubblici (archi, ponti), celebravano la conclusione di campagne militari, davano informazioni su iniziative sociali decise dall’imperatore e, inconsapevolmente, diffondevano mode (pensiamo alle acconciature delle imperatrici o ai loro gioielli). Possiamo senz’altro dire che, grazie alla loro capillare diffusione le monete fungevano, anche, da mezzo di comunicazione di massa all’interno della società: una comunicazione di tipo ‘visivo’ in cui le immagini dovevano risultare facilmente comprensibili agli utenti che, in una percentuale molto elevata, versavano in una condizione di analfabetismo. Per questo era importante che, al di là delle legende, chi maneggiasse questi strumenti di scambio potesse riconoscere all’interno del campo monetale il proprio patrimonio culturale o, in rapporto alla notorietà di eventi anche recenti, il ‘significato’ della rappresentazione, ovvero il ‘senso’ del messaggio.numismatica

Partendo da queste considerazioni, chi si occupa di numismatica oggi non fa altro che “interrogare”, come allora, la moneta. Come allora, infatti, le monete antiche possono parlarci, ma occorre, prima di tutto conoscerne e decodificarne il linguaggio. Ė ovviamente un linguaggio che, ai nostri occhi, appare estremamente ricco e complesso, quando, a volte, oscuro da comprendere. Si tratta infatti di estrapolare ed intrepretare non solo segni grafici (iconografia e legende), ma anche una serie di elementi intrinseci (“dati tecnici”) quali i metalli e i loro reciproci rapporti di conversione, i pesi, i luoghi e le modalità di rinvenimento e conservazione: collazionando tutti questi elementi, ogni moneta potrà rivelarci il grado di cultura, il livello dell’arte, la situazione economica e politica del popolo che l’ha emessa.

In breve, in questo piccolo e maneggevole manufatto qual è la moneta possiamo cogliere una ricchezza così straordinaria di informazioni da renderla, a mio parere, un documento estremamente completo e complesso e, per molti aspetti, unico. E forse in questa complessità risiede il fascino della numismatica!

Per sua natura ufficiale, la moneta rappresenta uno dei documenti più completi e diretti di comunicazione, oltre che, per molti popoli, il principale mezzo di scambio. Comparata con le fonti letterarie ed epigrafiche la numismatica offre il grande vantaggio di un continuum: è la sola categoria per la quale noi possiamo pensare di costituire una sequenza completa.

Il lavoro di un esperto in numismatica: quali procedure è necessario seguire per giungere all’identificazione di una moneta autentica o di un falso?

Quando si studia un reperto monetale, la prima cosa che dobbiamo cercare di capire, è ovviamente se siamo in presenza di un oggetto autentico. Segue l’identificazione e la schedatura partendo dai confronti con i principali repertori bibliografici.

Spesso mi viene chiesto come sia possibile distinguere le monete false da quelle originali. Ma il problema è molto complesso e di difficile soluzione e non può essere, di certo, liquidato elencando qualche accorgimento. Moneta e falsari, come si può facilmente intuire, sono un binomio che esiste da sempre e per questo, da almeno 2500 anni va avanti la guerra tra falsari e autorità istituzionali, che considerando la falsificazione una colpa gravissima in passato arrivavano a punire i colpevoli addirittura con la morte (pensiamo al Maestro Adamo che, scoperto, fu condannato al rogo come ci ricorda Dante nel Canto XXX dell’Inferno).

La falsificazione presuppone, inoltre, un certo grado di abilità e, non a caso, spesso i falsari appartenevano alla stessa categoria dei produttori di monete ufficiali, zecchieri, orafi e metallurgici. Alcuni di questi, come il siciliano Paolo Ciulla realizzarono falsi quasi indistinguibili dagli originali; dei veri e propri capolavori!

Missione Misurata: i risultati ottenuti sul campo ed il significativo contributo offerto alla ricerca in questo settore

intrevista1Nel 1999, come accennavo, inizia per me quella che chiamo “l’avventura libica”: si trattava di studiare uno dei più grandi tesori dell’antichità, ovvero 108000 monete (folles) in aes arricchito di argento, soprattutto in superficie, risalenti al III/IV secolo d.C., rinvenute e conservate in Libia. Il dott. Garraffo, a cui il governo libico aveva affidato lo studio e la pubblicazione di questo eccezionale rinvenimento mi coinvolge, poco dopo la laurea, nelle annuali Missioni archeologiche e da allora, fino al 2008 riusciamo a restaurare l’intero complesso, mentre la catalogazione, interrotta bruscamente dalle emergenze politiche note, rimane effettuata per oltre tre quarti del totale delle monete. Il progresso delle indagini, secondo un progetto di ricerca innovativo, a carattere pienamente interdisciplinare, ha reso possibile l’organizzazione, nel 2009 e nel 2012, di due Convegni Internazionali di Studi, tenutisi rispettivamente presso il Cnr di Roma e l’Istituto Nazionale di Studi Romani. In occasione di tali eventi, le relazioni, oltre a fare il punto sullo stato della ricerca, hanno trattato le problematiche generali del tesoro, riconoscendo in esso una testimonianza fondamentale per la circolazione monetaria e, tout court, per la storia economica della provincia tripolitana nella tarda età costantiniana.


Intervista a Stefania Santangelo, collaboratore tecnico numismatico IBAM CNR presso la sede di Catania (a cura di Giusi Meli).

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