I ripostigli monetali: tra leggende popolari e legislazione

truvaturaLa storia dell’uomo sembra essere indissolubilmente legata al desiderio – spesso ossessione – di trovare tesori.

Pensiamo a quante leggende o racconti delle tradizioni popolari della Sicilia parlano di “pignate” o barili colmi d’oro, sotterrati in punti specifici e protetti da misteriosi incantesimi: sono le cosiddette “truvatùre”.

La credenza delle “truvàture” fu così capillarmente diffusa in tutto il territorio regionale che, già nel 1897, il medico e studioso di tradizioni popolari Salvatore Salomone-Marino arrivò addirittura a sostenere che il ritrovamento del tesoro nascosto «è pel villico la costante aspirazione, il desiderio intenso, il sogno di tutte le notti, il pensiero che non lo lascia un minuto mentre nel campo volge le zolle o raccoglie i prodotti».

Molti ritrovamenti erano fortuiti: si usciva per andare a far legna, per coltivare un terreno e, come per magia, dalla terra emergeva una pentola o un sacco tessuto che rivelava al suo interno un tesoro di monete.

Castello di Mussumeli

Così a Mussomeli (una piccola cittadina nella provincia di Caltanissetta), dove intorno al castello erano sorte leggende favoleggianti il nascondimento di un tesoro, nel 1923 accade che leggenda e realtà sembrassero coincidere: un umile contadino trovandosi sul versante meridionale della rocca, in un orticello florido di ortaggi stagionali, rinviene casualmente un’anfora perfettamente sigillata da un coperchio, piena di monete d’oro.

Per nostra fortuna, il rumore generato dalla scoperta fu tale che la maggior parte delle monete vennero immediatamente – ed in maniera rocambolesca – sequestrate allo scopritore e furono consegnate alla custodia della Soprintendenza di Palermo per poi essere destinate, nel 1923 al Regio Museo Archeologico di Siracusa, oggi Museo Paolo Orsi, dove si possono ancora ammirare.  Si tratta di 90 (124  all’origine) monetine d’oro, quasi tutte del califfo Al-Mustansir (1035-1094), ossia quarti di dinar del peso di circa un grammo con legenda araba, battuti e circolanti in Sicilia durante la dominazione araba.

monete

Ed ancora. Un’altra eccezionale scoperta tra la smania di ricerca di tesoretti e le varie superstizioni popolari, avvenuta ai primi del Novecento, fu il ritrovamento del ripostiglio normanno di Castiglione di Sicilia, nella valle dell’Alcantara, in provincia di Catania. Si tramandava che sarebbe stato nascosto nella cisterna del castello, custodito da una pietra così pesante che nessuno era mai stato in grado di sollevarla. Ed invece, le abbondanti piogge stagionali smossero la terra nelle campagne della contrada Sùuru rivelando numerose monete d’oro ai contadini che lavoravano la terra.

Il giornale dell’epoca parla di diversi chilogrammi d’oro, ma effettivamente solo una decina di esemplari furono sottratti al mercato antiquario, grazie all’acquisto tempestivo di Paolo Orsi (archeologo italiano). Dall’interessante documentazione relativa a questa vicenda si apprende che le monete d’oro, soprattutto se difficili da identificare come queste con leggende in arabo, venivano preferibilmente fuse, per poter ricavare dell’oro puro, all’epoca più remunerativo.

Ma la legge italiana cosa dice relativamente ai tesoretti monetali? Come si dovrebbe comportare lo scopritore che ha la fortuna di ritrovarne uno? A chi appartiene ciò che viene ritrovato nel sottosuolo? Queste domande sono molto comuni, dal momento che la questione risulta davvero complessa ed è difficile districarsene al suo interno ancora oggi.

In passato, sicuramente più di oggi, non si aveva la conoscenza e soprattutto non si era ancora acquisita la consapevolezza del valore della moneta come bene culturale.

La prima vera legge nazionale di tutela delle opere storiche ed artistiche dello Stato italiano fu la Legge Nasi, del 12 giugno 1902. Ma la Legge Nasi, sia pur dalla portata innovativa, ebbe un’incisività relativa e le motivazioni della sua inefficacia sono da ricercarsi nell’obiettivo stesso che la legge aspirava a raggiungere: un catalogo dei monumenti, ove includere tutti i beni da tutelare, operazione oltremodo difficile, qualora si pensi all’ampiezza e varietà del nostro patrimonio culturale.

Abbiamo dovuto aspettare il 1 giugno del 1939, per avere una legge di maggiore risonanza, con appunto la Legge n° 1089. Sarà proprio da quest’ultima legge che l’allora ministro Giuliano Urbani trarrà spunto per la realizzazione, nel gennaio del 2004, dell’attuale Codice dei Beni Culturali. Qui, all’articolo 10, comma b, troviamo esplicitamente menzionate e quindi riconosciute per la prima volta, come ‘bene culturale’, le “cose di interesse numismatico”.

È comunque l’art.91 del Decreto Legislativo 42 del 2004 intitolato  “Ricerche e rinvenimenti fortuiti nell’ambito del territorio nazionale”, che disciplina l’appartenenza e la qualificazione delle cose ritrovate (‘art. 91)

Lo scopritore è tenuto a far denuncia del ritrovamento, sia dei beni mobili che di quelli immobili, entro 24 ore dalla scoperta, al soprintendente territoriale di riferimento o al sindaco, ovvero alle autorità di pubblica sicurezza.

Il materiale rinvenuto, in attesa dell’intervento delle autorità preposte, deve essere custodito e conservato da chi lo ha scoperto. È altresì stabilito un premio di riconoscimento per lo scopritore. Il Ministero è tenuto a riconoscere un’indennità non superiore al quarto del valore del bene stesso sia a colui che lo ha rinvenuto sia al proprietario del terreno in cui è stato ritrovato, laddove si tratti di persone diverse; viceversa, nel caso in cui si tratti della medesima persona, a questa non spetta più della metà del valore venale del tesoro. Il premio può essere riconosciuto in denaro oppure mediante il rilascio di una parte dello stesso bene ritrovato.


Bibliografia

  • F. Giovannini, I tesori nascosti di Roma. La millenaria caccia alle  ricchezze sepolte, Mursia 2010.
  • S. Santangelo, Un inedito ripostiglio di rubā’ī da Mussomeli  (Caltanissetta), in “Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini”,  CXVI, 2015, pp. 121-149.
  • S. Santangelo, Il ripostiglio normanno di Castiglione di Sicilia (Catania).  Storia di una scoperta eccezionale fra “la smania dell’oro” e “le  superstizioni del popolino”, in “Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini”, CXVIII, 2017, in c.d.s.

Articolo a cura di Roberta Betta, laureanda in Metodologia, cultura materiale e produzioni artigianali del mondo classico, Prof. D. Malfitana (Archeologia – Università degli Studi di Catania)

Realizzato con il supporto e la supervisione della dott.ssa S. Santangelo (esperta in numismatica IBAM CNR)

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