Diario di un Erasmus: sulle orme di Sagalassos

Archaeology Ugent (2)“Outside a dog a book is man’s best friend. Inside a dog it’s too hard to read”. Questa simpatica frase, scritta letteralmente per terra, lungo via di accesso alla Biblioteca della “Faculteit Letteren en Wijsbegeerte” (Facoltà di Lettere e Filosofia), mi dà il benvenuto presso l’Università di Gent, in Belgio. Dalla consapevolezza (in realtà mai troppo netta) di approssimarmi alla conclusione della Magistrale in Archeologia presso l’Università di Catania, e dalla pronta sollecitudine del Prof. Daniele Malfitana (Direttore dell’IBAM CNR e docente del Dipartimento di Scienze Umanistiche) nel guidarmi come supervisor, nonché come Tutor presso la Scuola Superiore di Catania, sorgeva l’idea di scommettermi in un’esperienza di studio all’estero, come Erasmus per ricerca tesi.sagalassos

Come studente della cattedra di “Metodologie, cultura materiale e produzioni artigianali nel mondo classico” sono stato dunque subito orientato verso un ambito di ricerca relativo al “Sagalassos Archaeological  Project”, la missione archeologica diretta della Università di Leuven (Katholieke Universiteit Leuven, Belgio) all’interno della quale anche l’IBAM CNR offre su più fronti il proprio contributo e la propria collaborazione.Library of KU Leuven

Sostenuto dunque dal Prof. Malfitana e sotto la guida del Prof. Roald Docter (Universiteit Gent, Vakgroep Archeologie), e del Prof. Jeroen Poblome (Katholieke Universiteit Leuven, direttore del Sagalassos Research Project) ho intrapreso in Belgio la mia ricerca nell’ambito delle ceramiche fini da mensa (red-slip tableware) nel Mediterraneo orientale, con l’obiettivo di prendere in considerazione le relazioni cronotipologiche  tra la classe della Late Roman D (LRD), l’African red slip ware (ARSW) e la Late Roman C (LRC). Queste tre classi non andranno certo intese come classificazioni monolitiche, ma innanzitutto come ampi e coesi linguaggi di koinè che includono diversi dialetti (Jeroen Poblome) o, con una definizione di Michel Bonifay, faciès géographiques: ad esempio sotto il comune denominatore di LRD si considerano la produzione di sigillata di Sagalassos (SRSW), la Cypriot red slip ware (CRSW) e altre aree di produzione locale dell’Asia Minore sud-occidentale. L’obiettivo ultimo sarà di uscire da quella che Jeroen Poblome definisce “a (splendid) isolation”: chiaramente la cultura materiale romana può fungere da vero grimaldello per dischiudere la complessità sociale, economica e culturale del Mediterraneo in quanto spazio integrato e dinamico. Perciò occorrerà esplorare tematiche come la continuità e il rinnovamento regionale delle forme ceramiche, o soprattutto i filoni di dipendenza morfologica che interessano le classi prese in esame e le relazioni, potenziali, con i prototipi metallici, senza tuttavia perdere di vista il fine ultimo: rivelare la vita quotidiana e i suoi profondi (l’inglese “embedded” rende bene l’idea) significati economici, sociali, culturali e psicologici.Gent

Poter intraprendere un’esperienza di studio all’estero non comporta e non deve comportare la dimenticanza del proprio ambiente di provenienza: è il modo invece per acquisire una dimensione naturalmente più ampia, un’occasione per poter vivere realtà accademiche differenti, sperimentare strategie nuove di “problem solving” o approcci inconsueti a temi consueti, esercitando la flessibilità cognitiva e umana. Avere la possibilità di condurre una tale esperienza, pur nella piccola dimensione di studente, e quella non secondaria di poter essere prontamente orientati e guidati in tal senso, sono sicuramente un’ottima occasione di crescita sotto molteplici punti di vista: occorre auspicare che queste possibilità possano diventare realtà per molti più studenti come, in parte, già accade.

A cura di Giulio Amara (studente della cattedra di “Metodologie, cultura materiale e produzioni artigianali nel mondo classico” presso l’Università degli Studi di Catania).

 

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