Scavi social e nuovi metodi per la divulgazione della ricerca archeologica online

ibam_internet_minuteLe piattaforme di social media e social networking sono diventate uno strumento quotidiano di contatto con il mondo. In Rete si cercano notizie di cronaca e informazioni commerciali, e attività, immagini e pensieri che condividiamo sono visibili per un numero molto elevato di individui. La comunicazione archeologica può senza dubbio utilizzare questi nuovi canali, e le loro potenzialità non ancora o solo in parte esplorate, per raggiungere pubblici sempre più ampi.  Se è vero che la disintermediazione rende più facile il diffondersi di notizie false o non corrette (fantarcheologia, ricostruzioni imprecise, leggende), i soggetti autorevoli possono però trarre un grande vantaggio dai flussi social in termini di divulgazione dei risultati della ricerca scientifica. I social possono essere un ottimo veicolo di diffusione delle proprie attività di studio ed analisi, in un’ottica di restituzione alla società di informazioni e testimonianze storiche connesse al patrimonio culturale comune.

I pionieri della comunicazione social per l’archeologia

Chi voglia scoprire come funziona un cantiere di ricerca archeologica, ad esempio, non ha che da accendere il proprio pc o tablet e collegarsi al mondo di Miranduolo, uno scavo condotto in alta val di Merse dall’équipe di Marco Valenti, professore di Archeologia cristiana e medievale dell’Università di Siena.

archeologia scavi social miranduoloMiranduolo si racconta su Facebook fin dal 2009, quando in Italia gli utenti iniziavano ad aprire i profili sulla piattaforma social più seguita del mondo: si può senz’altro parlare di una early adoption da parte degli archeologi toscani, che hanno sperimentato per primi e con successo modalità di comunicazione fino a quel momento sconosciute.

Il progetto social è partito come Gruppo Facebook, giustamente sostituito da una Pagina Facebook nel momento in cui questo specifico strumento di marketing della piattaforma è stato potenziato.

Ciò che rende unico l’esperimento di Miranduolo è il suo essere un vero e proprio diario di scavo online: gli archeologi e le archeologhe postano piante, foto, schede, comunicazioni di servizio e lo spazio è sfruttato al meglio per la registrazione di appunti, pensieri e strategie, per una gestione in tempo reale e in rete dei processi di scavo. L’interpretazione, poi, avviene certamente in una fase successiva delle indagini ma il dato interessante è proprio la visibilità quotidiana delle attività di analisi e documentazione.

Registrazione dei dati, quindi, ma anche uso ampio di strumenti di supporto e approfondimento come Evernote, Flickr e YouTube ed il continuo rimando al sito web dedicato.

Un’interessante sintesi circa queste dinamiche è stata di recente offerta proprio da Marco Valenti e dal suo collega del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali senese Enrico Zanini, in occasione di una lunga intervista alla web radio archeologica Let’s Dig Again.

Vita di scavo

Una novità del 2015, destinata a ripetersi e ad evolvere nella ormai prossima stagione di scavo 2016, è stato il boom dello storytelling in diretta dalle fasce di rispetto: grazie ai social media, infatti, alcuni team di ricerca archeologica hanno scelto di esplorare una dimensione nuova di confronto ed apertura con pubblico e studiosi. Molte équipe si sono dotate di account sulle principali piattaforme social (in particolar modo su Facebook, Twitter, Instagram) per raccontare il lavoro sul campo, ciascuna con le sue caratteristiche specifiche e utilizzando tagli e chiavi di lettura diversi per creare seguito e fare divulgazione in maniera nuova. E in questa era, caratterizzata dalla connessione continua, si tratta davvero di una marcia in più che riesce a catturare l’interesse del pubblico.

Fulcro delle conversazioni sono gli approfondimenti di temi specifici ma anche, e soprattutto, il racconto della vita e del lavoro in team, con focus su partecipanti, percorsi ed esperienze.

Alcuni gruppi di ricercatori, inoltre, sostengono e conducono progetti di archeologia pubblica e non è infrequente leggere tra i loro aggiornamenti online le notizie di esperienze come i convegni organizzati per recuperare la storia recente (a Salapia) o di appuntamenti serali per mostrare alla cittadinanza il mosaico rinvenuto durante gli scavi (Vignale). Tutte attività che non vanno certo considerate in un’ottica di diminutio, semmai come modalità nuova di connettersi con la comunità: quella reale e presente e quella virtuale e lontana, da raggiungere proprio attraverso i social.

scavi social instagram

Per saperne di più

Un elenco di pagine Facebook da tenere d’occhio, organizzate secondo un ordine prettamente geografico da nord a sud. Ciascuna contiene rimandi ad altri account social gestiti, come Twitter e Instagram.

ibam_mosaico smartphScavi Archeologici di Capo Don a Riva Ligure

Scavo della “terramara” di Pilastri

Uomini e cose a Vignale

Miranduolo in Alta Val di Merse – Il progetto

Indici scavo di Miranduolo

Scavo archeologico nella rada di Portoferraio, Isola d’Elba

Archeodig – Archaeological Field School in Tuscany, Poggio del Molino

Diggers Creed – Roma tre

Aquinum

Ancient Appia Landscapes

Progetto Salapia

Scavi di Monte Sannace

Diario di attività del Parco archeologico della Valle dell’Aci

E all’esteroIraqi-Italian Mission at Abu Tbeirah


Articolo a cura di Astrid D’Eredità, archeologa e fondatrice di Archeopop

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  1. Pingback:Archeologia digitale tra social e pop - Girl Geek Life

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