Una moda di ieri e di oggi: il gioiello monetiforme nella storia

L’usanza di incastonare una o più monete in oggetti di ornamento personale, trasformandoli in gioielli, è molto antica e risale quasi alle origini della moneta.

Le sue radici vanno cercate già nel mondo ellenistico, anche se il periodo in cui si ebbe la maggiore diffusione di tali monili risale all’arco di tempo compreso tra il III e il IV sec. d.C.

La moda della gioielleria monetale continua almeno fino al V secolo d.C., con la creazione di gioielli sempre più appariscenti. La più antica testimonianza letteraria a nostra disposizione è quella di Sesto Pomponio (attivo tra l’età di Adriano e quella di Marco Aurelio) che attesta, già ai suoi tempi, la consuetudine di utilizzare pro gemmis antiche monete, d’oro o d’argento.

Aureo di Settimio Severo (193-211 d.C.), capostipite della dinastia dei Severi

Il periodo più ricco di attestazioni è quello dei Severi (193-235 d.C.). Nella maggior parte dei casi siamo di fronte a gioielli in oro, che quindi mostrano, incastonati, aurei, solidi e i loro multipli. Rarissimo risulta l’utilizzo di monete in rame o mistura. Una consuetudine piuttosto diffusa tra i Romani fu quella di attribuire alle monete un potere magico-amuletico e un potere talismanico.

Risulta alquanto difficile riuscirne a distinguere la differenza; tuttavia, il tema della moneta talismano e quello della moneta amuleto si intrecciano strettamente con quello della moneta portata su di sé come un raffinato gioiello.

In molti casi, la dimensione ornamentale, quella devozionale e quella magica non dovettero escludersi a vicenda, bensì concorsero insieme nel tentativo di sottrarre la moneta alla circolazione, assegnandole compiti diversi e sicuramente più complessi, rispetto a quelli per i quali era stata originariamente coniata.

L’uso dei monili si diffonde largamente fra le donne romane solo a partire dal I sec. a.C., quando, in seguito alle grandi conquiste orientali, affluirono nell’Urbe materie e oggetti preziosi come bottino di guerra. Dunque, la moneta risultava un manufatto gradevole alla vista e da sfoggiare.

Esistono sei tipologie di gioielleria monetale risalenti all’antica Roma, si tratta di: pendenti, chiusure per collane, spille, bracciali, anelli e cinture.

Soprattutto i nominali aurei, sospesi singolarmente oppure in sequenza, incastonati in raffinate cornici d’oro, furono espressione di uno status sociale; proprio per questo in tali manufatti, la parte esposta della moneta era, quasi sempre, quella che recava l’effige imperiale.

Tuttavia, anche i tipi o le leggende impressi sul rovescio delle monete, in particolare quelli esprimenti i concetti di Victoria, Concordia, Spes, Fortuna, Felicitas, Salus, Consacratio, rendevano simboli bene auguranti dei semplici nominali, che l’uomo portava con sé come medagliette devozionali.

pendolo Salonino - ricostruzione

Ipotesi ricostruttiva del cordone con pendente monetale dalla necropoli dell’Università Cattolica di Milano (disegno R. Rachini)

Per la maggior parte, i gioielli monetali avevano una cornice “a giorno”, lavorata con la tecnica dell’opus interrasile, che consisteva nell’incidere il motivo su una lamina metallica mediante bulino e punzoni, dopo averne precedentemente realizzato la traccia in un disegno preparatorio.

Il ricorso a tale procedimento tecnico permise di creare gioielli nei quali la leggerezza delle montature, lavorate a giorno, talora con un intaglio così fitto da ricordare quello del pizzo, si contrapponeva alla robustezza della superficie del tondello monetale.

Quello illustrato è uno dei più belli esemplari di pendenti aurei a noi pervenuti con, incastonato, un aureo di Salonino. La moneta venne ritrovata, vicino al corpo di un uomo, durante lo scavo, all’interno dell’Università Cattolica di Milano, di una necropoli datata al III sec. d.C. Il suo ritrovamento ha permesso di ampliare l’esiguo numero di gioielli monetali di età romana ritrovati in Italia. Non è stata rinvenuta alcuna catena di sospensione in metallo, quindi è logico supporre che fosse stata agganciata ad un cordoncino di materiale deperibile.

La deposizione del gioiello, secondo Claudia Perassi, la studiosa che pubblicò l’esemplare, dovette avvenire quasi contemporaneamente all’emissione della moneta stessa e alla conseguente fabbricazione del gioiello.

Al dritto la moneta presenta il busto del giovanissimo Cesare Salonino, visto di spalle, con paludamentum (mantello tipico dei generali romani) e corazza. Al rovescio, invece, posati sulla linea d’esergo, sono disposti i sei strumenti sacrificali.

Pendente con moneta d’oro di Salonino dalla necropoli dell’Università Cattolica di Milano (diritto e rovescio)

La cornice d’oro che riproduce il motivo ornamentale ‘degli ovuli e delle lance’ è piuttosto semplice ed è rifinita non troppo elegantemente: è un tipo di montatura ampiamente utilizzata dall’età antoniniana a quella degli imperatori gallici. Generalmente, i pendenti monetali erano indossati dalle donne e ciò è testimoniato anche dal loro frequente ritrovamento in capsellae (piccole borse), entro le quali essi erano custoditi insieme ad altri monili femminili.

La presenza di un pendente monetale all’interno di una una sepoltura ad inumazione maschile risulta essere dunque un forte elemento di novità.

Invece, per quanto riguarda altri monili preziosi come gli anelli di tipo monetale, date le dimensioni degli esemplari giunti fino ai nostri giorni, gli archeologi hanno ipotizzato si trattasse di un uso unicamente maschile.

In Italia, la quantità di anelli dotati di monete, incastonate al posto di gemme, si aggira intorno ai trenta esemplari. Tuttavia, ancora oggi sono state poco indagate le ragioni di tale penuria.

Non sono molti i casi noti di gioielli monetali rinvenuti in contesti archeologici siciliani. Tra i pochi ricordiamo un anello monetale a fascia, con castone in argento, risalente alla prima metà del V sec. d.C., rinvenuto nel 1953 in un contesto funerario, a Nissoria (un comune del territorio di Enna).

1954 © Copyright – Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa

Oggi l’anello, parte di un ben più ampio corredo funebre, è custodito nel Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Esso presenta nel castone una moneta d’argento, risalente all’età di Flavio Placido Valentiniano, l’imperatore romano d’Occidente meglio noto come Valentiniano III, che regnò dal 425 al 455 d.C. Nella parte visibile, è raffigurata una croce con il braccio superiore chiuso in Rho (ρ, lettera dell’alfabeto greco) e i restanti tre bracci potenziati, ossia terminanti con una croce in Tau, tipico elemento simbolico della monetazione bizantina cristiana. Ai suoi due lati, la croce presenta due piccole stelline. Ė chiaro che la scelta del lato della moneta da esporre non può essere stata casuale, bensì dettata dalla volontà di comunicare un messaggio.

Ma che funzione avevano i gioielli monetali?

Sono numerose le ipotesi avanzate a riguardo. Alcuni studiosi ne individuano una ragione economica; altri propendono invece per un motivo ideologico e politico, in virtù del fatto che il lato principale delle monete era, nella maggior parte dei casi, riservato al ritratto imperiale.

In tale visione, il gioiello monetale viene interpretato come mezzo di propaganda. Non si può nemmeno escludere una più semplicistica questione estetica, che ben si accorda con il gusto dell’epoca per monili molto vistosi. È stato chiamato in causa anche un certo gusto collezionistico, che dava in tal modo la massima visibilità a monete particolarmente belle e preziose.

In breve, è probabile che, ieri come oggi, sia stato abbastanza diffuso il gusto estetico che spingeva verso lo sfoggio di gioielli monetali. Di fatto è una moda che sembra non essere mai tramontata: basta guardarsi intorno per vedere monete antiche e moderne incastonate in anelli, collane, orecchini, bracciali, tagliacarte, posacenere, portasigarette o, addirittura, stampate su stoffe.

borsa, collana e vestito d&g

Borsa, collana e abito dalla collezione Dolce & Gabbana primavera/estate 2014


Bibliografia:

– C. Perassi, Monete amuleto e monete talismano. Fonti scritte, indizi, realia per l’età romana, in Numismatica e antichità classiche, 40, 2011, pp. 223-274.
– I. Baldini Lippolis, M. T. Guaitoli (a cura di), Oreficeria antica e medievale. Tecniche, produzione, società, Bologna, 2009.
– M. Congiu, S. Modeo, M. Arnone, La Sicilia Bizantina: storia, città e territorio. Atti del VI Convegno di studi, Caltanissetta, 2010.
– I. Baldini Lippolis, L’oreficeria nell’impero di Costantinopoli tra il IV e il VII secolo, Bari, 1999.
– G. Facchinetti, S. Pennestrì, Notiziario del Portale Numismatico dello Stato. L’eredità salvata. Istituzioni, collezioni, materiali a Milano tra numismatica ed archeologia. Mostra all’Antiquarium “Alda Levi”. Milano 22 novembre – 20 dicembre 2013, Roma, 2013.


Articolo a cura di Roberta Betta, laureanda in Metodologia, cultura materiale e produzioni artigianali del mondo classico, Prof. D. Malfitana (Archeologia – Università degli Studi di Catania).

Realizzato con il supporto e la supervisione della dott.ssa S. Santangelo (esperta in numismatica IBAM CNR).

Fonte: Anello con moneta da Nissoria,  edito da Gentili in Notizie degli Scavi 1954. Reperto appartenente al Polo Regionale di Siracusa per i siti e i musei e custodito presso il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *