La ricostruzione filologica del soffitto ligneo del Villino Florio di Palermo

È a tutti nota l’esigenza, quanto mai sentita nel dopoguerra, di ricostruire filologicamente quelle opere che sono state solo parzialmente distrutte, oppure quelle opere che rivestono un significato che va al di là della materia plasmata dall’artista e che si pongono sul solco di un legame affettivo, culturale, psicologico. Negli anni passati molte ricostruzioni sono state condotte proprio in risposta a questa istanza: il campanile di Venezia, il ponte di Santa Trinità, il teatro Petruzzelli di Bari, solo per citare alcune esperienze.

Ebbene il lavoro che presentiamo in queste pagine nasce proprio da un presupposto semplicissimo conseguente a queste premesse: è possibile ricostruire un elemento architettonico o decorativo definitivamente distrutto del quale si conservano documenti che ne descrivono i particolari, la forma, i materiali?

Un limite importante in passato è stata la disponibilità di tecnologie, di materiali e di maestranze che riuscissero a replicare quell’oggetto nei minimi particolari; tecnologie che potessero garantire una ricostruzione filologica sia sul piano formale, cioè legata al puro aspetto esteriore, che della materia, delle finiture.

IMG_1544Questo caso di studio si riferisce ad una esperienza ricostruttiva che vuole rispondere a queste esigenze, per ricreare elementi originariamente costruiti in modo artigianale, ma con strumenti e tecnologie di oggi, con metodi non tradizionali, ma assistiti da un controllo numerico.

L’esperimento si inquadra nel più ampio contesto del restauro del Villino Florio a Palermo parzialmente distrutto nel 1962 in seguito ad un incendio. Costruito per volere dalla ricca famiglia Florio dall’architetto Ernesto Basile e realizzato tra il 1899 e il 1902 è questa una delle prime opere architettoniche in stile Liberty d’Italia e viene considerato uno dei capolavori dell’Art Nouveau anche a livello europeo. Il restauro, condotto dalla Soprintendenza di Palermo con il fondamentale apporto dell’Arch. Marilù Miranda, avviato per ridare forma e vita a tessuti, ai legni e ai ferri, ha interessato anche lo scalone monumentale, con il complesso ramage floreale che ne decorava il soffitto.

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La ricostruzione finale del ramage confrontata ad una foto d’epoca

La mancanza di riferimenti progettuali relativi alla sezione del ramage e di cui esiste solo una documentazione fotografica in bianco e nero, ha portato alla necessità di approfondire la problematica della sua ricostruzione seguendo metodi scientifici nuovi ed avanzati. Così, grazie all’apporto specialistico del Laboratorio di Informatica Applicata dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (IBAM ITlab) del CNR di Lecce, guidato dall’architetto Francesco Gabellone e con il contributo di Ivan Ferrari (3D specialist ITlab), è stato possibile ricostruire in 3D la complessa morfologia del soffitto, partendo dalla sola documentazione fotografica disponibile.

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Il modello 3D utilizzato per la ricostruzione

Il modello 3D del ramage costituisce la base informativa necessaria alla successiva realizzazione dell’oggetto reale, eseguita nel 2016 con l’ausilio di macchine a controllo numerico su moduli in legno di rovere, assemblati e rifiniti così come apparivano nelle foto d’epoca.

Grazie all’approccio numerico è stato possibile controllare l’intero processo di lavorazione e predisporre adeguate opere di rinforzo strutturale atte a sostenere il notevole peso del soffitto.


A cura dell’Arch. Francesco Gabellone, ricercatore presso la sede IBAM CNR di Lecce

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