Vino “romano” sulle terrazze dell’Etna

Nerello mascalese, Visparola, Racinedda, Prunestra, Muscatedda, e Catanese Nera hanno trovato dimora nella vigna sperimentale dell’IBAM CNR.


La vite – Vitis Vinifera – è presente sulla terra da svariate decine di milioni di anni e, a quanto sembra, ha accompagnato l’umanità sin dai suoi primi passi nell’agricoltura, da quando, cioè l’uomo ha preso coscienza della possibilità di aiutare la natura a produrre le piante più adatte al consumo umano.

vino romanoÈ possibile seguire archeologicamente la nascita e lo sviluppo, durante il corso dei secoli, della viticoltura sin dai suoi albori nel Vicino Oriente, dove sono state rinvenute le più antiche tracce di vino, ma anche nell’antichissima civiltà dell’Egitto che nella sua millenaria storia ne ha accentuato l’aspetto sacrale collegandolo al culto di Osiride. Ma è nel mondo egeo, quello greco in particolare, che il vino “si fa Dio”, ovvero Dioniso. La bevanda occupa il posto d’onore nella pratica del simposio tanto cara alla stessa divinità e ai greci tutti.

Per il tramite di questi ultimi il vino arriva in Italia e quindi nel mondo romano in cui è possibile osservare e studiare archeologicamente il vino dalla piantumazione della vigna fino alla produzione della bevanda nonché il suo trasporto ed il successivo consumo.

Tra le numerose fonti che ci permettono lo studio del vino nel mondo romano, quelle scritte meritano un posto di rilievo: tra queste spicca l’opera di Columella, il De Re Rustica, forse il più accurato trattato di agronomia dell’antichità. Ed è proprio la lettura di questo testo che ha dato l’idea dell’esperimento archeologico di piantumazione di una vigna romana sperimentale.

Seguendo il rigoroso metodo dell’archeologia sperimentale è stato possibile, pertanto, mettere direttamente in pratica sul campo i precetti e le istruzioni contenute nel testo dell’agronomo latino realizzando concretamente una piccola vigna “romana” sulle propaggini orientali dell’Etna.

In un’ottica non solo scientifica ma anche di valorizzazione e divulgazione delle risorse locali si è cercato di valorizzare quei vitigni autoctoni del suolo siciliano con particolare riguardo al territorio ospite dell’esperimento, il versante orientale dell’Etna. Ed è così che nel febbraio/marzo del 2013 Nerello mascalese, Visparola, Racinedda, Prunestra, Muscatedda, e Catanese Nera hanno trovato dimora nella vigna sperimentale dell’IBAM CNR.

Qui, nel settembre del 2014, è stata raccolta la prima uva prodotta dall’esperimento, qualche grappolo di “muscatedda”. L’operazione è stata eseguita rigorosamente con la falcula vineatica uno dei vari attrezzi agricoli romani ricostruiti in base alle descrizioni di Columella.

Nell’attesa, quindi, di poter assaggiare il primo vino “romano” – entro un paio d’anni al massimo – il lavoro di ricerca continua a ritmo serrato nello studio, da un lato, delle fonti archeologiche, dall’altro delle sempre precise fonti scritte latine che consentiranno di approfondire la nostra conoscenza di questa bevanda tanto importante nel mondo antico, romano in particolare, non solo dal punto di vista sociale o sacro ma anche e soprattutto economico.

A cura di Mario Indelicato (Specializzando in Archeologia presso l’Università degli Studi di Catania e collaboratore IBAM CNR)

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