WebGIS: il patrimonio storico nel contesto urbano

Quando utilizziamo strumenti come GoogleEarth per visualizzare una località da raggiungere, attraverso l’immissione di un indirizzo, lasciandoci magari sedurre dall’irresistibile forza attrattiva di una foto aerea o satellitare dell’area d’interesse, stiamo in realtà utilizzando le funzionalità tipiche di un GIS, sfruttando dei protocolli di comunicazione e scambio d’informazioni peculiari del Web.

webgisNon esiste oggetto o fenomeno, che non possa avere una traduzione spaziale, come non esiste territorio al quale non siano stati attribuiti dall’uomo valori e significati condivisi a livello comunitario. Riflettendo su questi presupposti è facile comprendere come i dati confluiti all’interno di un GIS difficilmente esauriscono il loro potenziale informativo nell’ambito ristretto delle sole finalità e degli utilizzi, che ne hanno determinato la raccolta.

Ricerca, tutela, pianificazione, gestione, qualunque sia la specifica finalità che sta alla base di un GIS, questo possiede un’innata “vocazione” all’interesse collettivo. E’ comprensibile quindi come la condivisione e la divulgazione costituiscono, in un certo senso, il fine naturale di gran parte dei progetti GIS, mentre internet ne rappresenta il canale privilegiato d’espressione. Tuttavia la particolare natura dei dati geospaziali, legati strettamente alla cartografia digitale, attraverso il sistema di riferimento utilizzato, richiede strumenti e strategie pensati appositamente per la divulgazione on-line.

Alla base di un WebGIS vi è l’interazione fra hardware, software, archivi e persone.

L’hardware è costituito da uno o più un server sui quali vengono installati i programmi necessari al funzionamento dell’intero sistema ed immagazzinati gli archivi; sotto l’aspetto software ciò che distingue un WebGIS da altre applicazioni è la presenza di appositi programmi per la gestione delle risorse cartografiche e per il collegamento dei relativi archivi. La componente umana è, infine il perno intorno a cui ruota l’intero sistema, non solo perché è presente lungo tutto il ciclo di vita di WebGIS, dalla fase di realizzazione, alla manutenzione, ma soprattutto perché costituisce il fine ultimo di ogni progetto.

Un WebGIS si occupa appunto di mettere l’utente finale in grado di visualizzare, attraverso un collegamento ad internet, un browser web ed un’interfaccia di semplice utilizzo, dei layer informativi e la relativa banca dati geospaziale, compiendo su di essi le più diffuse operazioni offerte dalle piattaforme GIS-Desktop. Diventa in tal modo possibile selezionare e sovrapporre livelli informativi, variarne la trasparenza, interrogare la banca dati, attraverso selezioni puntuali di attributi o direttamente sulle features grafiche. Il risultato di qualsiasi ricerca può essere esportato sotto forma di stralci cartografici o può essere condiviso con altri utenti tramite link ipertestuali a snapshot capaci di memorizzare gli eventuali settaggi operati sui layer.

Un WebGIS diventa in tal modo un contenitore dove pubblicare, fruire ed estrapolare dati geospaziali collocati sempre nell’esatto contesto di riferimento.

Infine l’implementazione e la diffusione dei servizi web “data as a service”, come i servizi WMS, WFS, WCS, che permettono la fruizione di cartografie, dati e contenuti dal web come se fossero fisicamente presenti sui computer dell’utente, rappresenta infine uno strumento capace di amplificare in modo virtualmente infinito il potenziale informativo di qualsiasi WebGIS attraverso la relazione reciproca di servizi e contenuti.

Fra gli svariati utilizzi in cui può essere impiegato un WebGIS, la gestione del patrimonio storico archeologico, specie in contesto urbano, è certamente uno dei più interessanti.

L’accesso pubblico ad una tale risorsa contenente i livelli informativi relativi alle evidenze archeologiche e monumentali, a quelle geologiche, alla rete infrastrutturale, alle carte di vincolo, alla carta del potenziale archeologico può diventare, in mano ad amministratori, funzionari, studiosi, cittadini, un potente strumento non solo di conoscenza, ma anche di pianificazione urbana, capace di assicurare uno sviluppo sostenibile e rispettoso dei valori del paesaggio storico, attraverso la progettazione concertata degli interventi futuri.

 

A cura di Antonino Mazzaglia (Archeologo – Esperto in Tecnologie Applicate ai Beni Culturali – Esperto GIS, nel contesto del progetto SCEH presso la sede IBAM CNR di Catania).

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